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Scivola e cade in ospedale L’Asl paga diecimila euro
Dopo due anni di battaglia legale è arrivata la sentenza del giudice civile La donna, 70 anni, si era fratturata polso e caviglia andando a fare delle analisi
LIVORNO. Oltre diecimila euro di risarcimento per essere caduta in ospedale. Lo ha deciso nei giorni scorsi il giudice Roberto Urgese a distanza di oltre due anni dalla presentazione da parte del legale della vittima, l’avvocato Renato Luparini, della citazione nei confronti dell’Asl 6.
Ma adesso si prevede un’altra battaglia legale tra l’azienda sanitaria e la società che all’epoca gestiva il servizio di pulizie, per decidere chi dovrà risarcire la donna.
È il febbraio 2010 quando Gabriella Querci, 70 anni, entra in ospedale dall’ingresso principale, quello che si affaccia su viale Alfieri.
Sono circa le 10 del mattino e la signora deve andare a ritirare delle analisi. Quando oltrepassa la porta girevole inaugurata l’anno precedente, si trova nell’atrio. «Era libero da qualunque tipo di segnale che potesse far pensare ad una recente pulizia del pavimento», ha raccontato.
La donna fa un paio di passi, ma prima di arrivare alle scale che danno accesso ai vari reparti perde l’equilibrio, scivola e cade a terra.
Il primo a soccorrerla è un signore che le stava camminando a pochi metri di distanza. Passano alcuni minuti e arrivano anche alcuni infermieri e medici. La cartella clinica della signora, parla di una frattura al polso e di un’altra alla caviglia.
«La mia cliente - spiega l’avvocato - è rimasta per tre mesi in convalescenza e in ogni caso la caduta ha avuto delle ripercussioni serie e certificate».
Ecco perché in un primo momento la donna ha cercato una soluzione extragiudiziale con l’azienda.
«Abbiamo presentato all’Asl 6 una richiesta di danni corredata da tutto quello che era necessario - va avanti il legale - a cominciare dalla testimonianza dell’uomo che l’ha soccorsa, fino alla perizia eseguita da un medico».
L’Azienda però prima di chiudere i conti ha fatto marcia indietro portando la questione su un livello amministrativo e in particolare sulla responsabilità diretta dell’Asl nell’infortunio.
Ecco perché l’avvocato, citando l’articolo 2051 del codice civile, che in sintesi regola la responsabilità della sicurezza nei luoghi pubblici, ha citato l’azienda ospedaliera a giudizio.
«Il processo - prosegue - è iniziato nel 2011 - e durante le varie udienze l’Asl ha sempre cercato di non restare con il cerino in mano scaricando la colpa nei confronti della ditta delle pulizie che a sua volta ha partecipato al processo».
Dalle varie testimonianze, è infatti emerso che nell’atrio non c’era alcun segnale che potesse indicare una recente pulizia del pavimento come invece prevede il regolamento. Dunque non c’era alcuna area cantierizzata ed ecco perché l’Asl come invece avrebbe dovuto non si è presa a cuore «l’incolumità dei pazienti».
Molto probabilmente è stata questa anche la lettura che ha fatto del caso il giudice Urgese che il 28 dicembre scorso ha depositato la sentenza nella quale condanna l’Asl al risarcimento di 10.977 euro alle quali vanno aggiunte le spese legali e le spese mediche sostenute dalla donna a causa dell’incidente.
Nel dispositivo però c’è anche una postilla nella quale il magistrato dà la possibilità all’Azienda ospedaliera di rivalersi sulla ditta di pulizie. Intanto però il risarcimento dovrà essere versato sul conto della signora Querci.
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