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Natale è passato ma non il sogno: lavoro, figli e amore

Natale è passato ma non il sogno: lavoro, figli e amore

Firenze: alla stazione l’albero con i bigliettini è ancora in piedi. Le richieste lasciate dai viaggiatori forse finiranno in un libro

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di Mario Lancisi

FIRENZE. «Caro babbo Natale, posso venire a lavorare da te? Perché qua non si lavora neanche pagando», si legge in uno dei tanti biglietti appesi all’albero dei desideri che le Ferrovie hanno installato alla stazione di Santa Maria Novella, a Firenze. E ora che l’albero verrà disfatto, questione di giorni, per babbo Natale si prevedono momenti di duro lavoro. Eh sì, perché le richieste espresse dai viaggiatori approdati durante le feste natalizie a Santa Maria Novella sono abbastanza complicate da esaudire. Come quella di assumere chi cerca lavoro e non lo trova.Già, il lavoro. E’ in cima ai desideri e alle richieste. «Caro babbo Natale, invece che lasciarci a marcire sui banchi universitari trovaci un cavolo di lavoro. Giulia e Laura».

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C’è ironia e disperazione nei desideri dei giovani che, non sapendo più a chi rivolgersi, si affidano a babbo Natale. Come dire alla fiaba, al sogno. E l’ufficio dell’impiego non ha stanze e impiegati, ma è un albero di abete al quale i viaggiatori in arrivo e in partenza dalla stazione fiorentina appendono i loro desideri scritti in italiano, ma anche in inglese, molti in cinese, su cartoline di Firenze, biglietti del treno, cruciverba, tavaglioli, post-it e persino uno spartito musicale.

Dove finiranno i biglietti. L’iniziativa è di Grandi Stazioni, una società delle Fs, che ormai da anni installa alberi natalizi per raccogliere i desideri dei viaggiatori nelle principali città: Venezia, Milano, Torino, Roma, Napoli e, quest’anno, anche Firenze. I bigliettini, quando gli alberi verranno tolti, vengono radunati da Grandi Stazioni e utilizzati per qualche iniziativa. Negli anni scorsi sono diventati un libro, una mostra e anche materiale di studio sociale per l’università romana. Quei messaggini sull’albero fiorentino potrebbero essere letti e meditati da subito dai dai politici in partenza per Roma. A cominciare da Matteo Renzi, sindaco di Firenze e segretario del Pd. Il grido sul lavoro è quasi ossessivo, straziante: «Vorrei che mio padre ritrovasse il lavoro».

aPorta via Renzi. A proposito di Renzi. «Babbo Natale, portati via Matteo Renzi», scrive un viaggiatore. Un altro invita il sindaco fiorentino al polo nord, ma c’è anche chi spera che, come la Befana, porti doni all’Italia stremata, tipo la legge elettorale e le altre riforme di cui si parla da anni. Bastonate anche a Berlusconi: «Servizi sociali? Vada a zappare nei campi».

L’albero dei desideri diventa anche un albero delle proteste contro i politici: «Babbo Natale prendili a rennate». Così come c’è chi dice «basta con queste tasse». Basta con i ritardi dei treni. E basta anche con i treni in ritardo. Nonostante che l’albero sia in casa delle Ferrovie, i viaggiatori non risparmiano critiche ai padroni dei treni: «Cara Trenitalia, vorrei un treno in orario», si legge in un biglietto. Un altro, più ironico, scrive: «Visto che vieni una volta all’anno, vedi di arrivare in orario...che arrivi con Freccia Rossa? O con le renne?». Un gruppo di ragazze. Cristina, Caterina e altre, supplicano che nel 2014 diminuiscano i ritardi (vergati tre volte con la penna) dei treni. Diminuire, non azzerare, come forse sarebbe giusto pretendere. Ormai nel nostro Paese anche i desideri sono diventati sobri, conoscono il senso del limite.

Lavoro, una diversa politica, casa e treni in orario. E’ ’universo sociale dei desideri di molti viaggiatori. L’albero delle doglianze miste ai desideri.

Voglia di figli. Ma l’albero si apre anche a mondi interiori più intimi e a desideri che hanno a che vedere con l’affettività, il cuore, i sentimenti più segreti . C’è ad esempio, in un biglietto, un inno alla vita: «Ho già ricevuto un regalo bellissimo: Vittoria, la mia bambina. Non posso desiderare di più. Buon Natale a tutti coloro che ambiscono ad avere almeno una “Vittoria” nella vita». E che dire della trepidazione di una coppia che ci tiene a rivelare pubblicamente la ragione più intima del loro viaggio fiorentino: «Siamo venuti a Firenze per avere un bimbo. Speriamo di essere esauditi».

Ci sono poi le love story appena abbozzate, come quella accennata da una coppia in un biglietto ferroviario Napoli-Firenze: «Grazie per questa avventura». Il resto è affidato all’immaginazione di chi legge. Lui e lei lasciano presupporre una storia d’amore mozzafiato: ma il dove, il come, e il seguito è tutto da scrivere. Da immaginare. Perché il desiderio si rispecchia nell’immaginazione e viceversa. I desideri sono anche gioco sottile e ironico di una realtà rovesciata come fanno i bambini con il lego. Così c’è chi scrive: «Quest’anno mi accontento di poco...un 18 all’esame di chimica».

E poi i sogni pallonari dei tifosi della Fiorentina e della Roma che sognano lo scudetto attraverso i gol di Pepito Rossi (prima dell’infortunio) e di Toti, ottavo re di Roma. Oppure i sogni più interiori. Come quello che scrive : «Caro babbo Natale, l’unico regalo che vorrei quest’anno è riavere l’amico più caro indietro. Semmai non fosse possibile assicurati che stia sempre bene». E alla fine rimane la curiosità e un senso vago di mestizia.

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©RIPRODUZIONE RISERVATA

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