La protesta
«Non andremo contro una legge dello Stato»
LIVORNO. «Non possiamo fare un atto contro legge, semmai facciamo pressione perché il governo faccia slittare il pagamento». È la prima risposta dell’assessore al Bilancio, Valter Nebbiai, alla...
LIVORNO. «Non possiamo fare un atto contro legge, semmai facciamo pressione perché il governo faccia slittare il pagamento». È la prima risposta dell’assessore al Bilancio, Valter Nebbiai, alla richiesta dell’Asppi. Quello che chiede l’associazione dei piccoli proprietari è proprio un gesto “politico” per fare pressing sul governo, così come deciso da molti Comuni dell’Emilia Romagna.
«Io non credo – controbatte Nebbiai – nei gesti eclatanti. Personalmente intendo la missione che compiamo come assessori nel rispetto delle leggi, anche se sono inique, sbagliate». «Sbagliate – lo ripete – come questa sulla mini-Imu, che asseconda quei Comuni che aumentando l’Imu sapendo che lo Stato li avrebbe rimborsati, hanno finito per far pagare anche noi, in modo scorretto. Però sono un pubblico ufficiale, non posso andare contro la legge».
Nebbiai dice no a delibere sul modello Ravenna, ma attacca la manovra del governo: «L'iniquità della mini-Imu, come ho sostenuto più volte, è vergognosa. Prima, nel 2012, alcuni Comuni non hanno aumentato oltre il 4 per mille l’aliquota per fare i grandi con i cittadini, pur sapendo che le risorse erano diminuite; poi, credendo che il governo li avrebbe rimborsati, hanno fatto un blitz e hanno aumentato nel 2013 per recuperare anche il 2012. È una mossa scorretta». «Questo – riprende – ha comportato per i Comuni che non avevano aumentato niente, di dover soggiacere alla legge. E la legge dice che si deve pagare entro il 24».
In ballo per le casse del Comune ci sono un milione e 960mila euro. «È un’imposta – sottolinea Nebbiai – anche volessimo non potremmo azzerarla». Ma cosa dice del decreto del ’97 cui si sono agganciati i Comuni emiliani per deliberare lo slittamento? «L’interpretazione che do di quell’articolo è questa: lo Stato dice che l’ente ha l'opportunità di gestire le sue entrate in tre volte l'anno, stabilendo la data, ma se è il governo stesso a deciderla, non si può derogare... La data del 24 gennaio è perentoria». «Comprendo bene – chude – che questa faccenda è iniqua. È un'operazione a copertura di Comuni sull'orlo del dissesto. Le grandi città in crisi, quelle che magari diventeranno città metropolitane, hanno provato la mossa del 6 per mille per far quadrare i conti, solo che il governo – non avendo le risorse o non volendo trovarle (poteva farlo con l’abbassamento degli spread sul debito pubblico che porterà un risparmio di 3 miliardi) ha fatto pagare anche i Comuni che non sono in predissesto o in dissesto. Siamo stufi di un sistema in cui non c'è certezza del diritto amministrativo». (j.g.)
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