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Ok al piano cave ma il centrosinistra va in fibrillazione
LIVORNO. L’attesa è durata anni: ne sono passati sette dall'approvazione del Piano regionale delle attività estrattive (cui sarebbero dovuti seguire quelli provinciali). Ma alla fine, dopo una scia...
LIVORNO. L’attesa è durata anni: ne sono passati sette dall'approvazione del Piano regionale delle attività estrattive (cui sarebbero dovuti seguire quelli provinciali). Ma alla fine, dopo una scia infinita di polemiche, il consiglio provinciale ha adottato il “Paerp”, sigla che sta per “Piano delle attività estrattive di recupero delle aree escavate e riutilizzo dei residui recuperabili della Provincia”, meglio conosciuto come “Piano cave”.
A onor del vero, oltre alla nostra, sono solo quattro le province toscane ad averne già adottato uno, a testimonianza delle difficoltà oggettive cui vanno incontro le amministrazioni, che si trovano a fare i conti con gli effetti di una gravissima crisi economica che ha ridisegnato i contorni e le priorità del paese, sopratutto del mondo del lavoro. Difficoltà che hanno segnato anche l'adozione del piano nonché la seduta consiliare di ieri mattina: da subito, i lavori del consiglio sono stati interrotti per una improvvisa conferenza dei capigruppo dalla quale è uscito un emendamento significativo (poi approvato con 18 voti favorevoli e 7 contrari).
Lo firmano sette consiglieri Pd: chiedono ulteriori approfondimenti e verifiche per la cava di Gozzone fino alla presa in considerazione della possibilità di rimodulare il vincolo sull'area di Staggiano nel comune di Collesalvetti. Per l'opposizione (Pdl-Fi) l'emendamento rappresenta «una grave spaccatura all'interno della maggioranza e una perdita di tempo che potrebbe gravare ulteriormente sul destino di tutta l'industria regionale legata all'estrazione». Di diverso parere il consigliere Idv Bogi: «Il piano non contempla le cave di prestito – spiega – e non riguarda la costruzione di porti o autostrade. È invece utile approfondire il più possibile per appianare i contrasti».
I contrasti sono durissimi: in campo il Cssto (il Comitato che raggruppa gli operatori del settore agricolo del no alla cava di Gozzone) in opposizione ai lavoratori della Donati Laterizi, l'impresa che lega il proprio destino all'apertura della stessa cava di argilla di Gozzone, nel comune di Rosignano, e che a causa della crisi del settore ha già avviato la mobilità per 19 lavoratori.
Alla fine il “Piano cave” è stato adottato con 19 voti favorevoli e 6 astenuti, anche tra i banchi della maggioranza: «Il piano che portiamo in adozione è lo stesso di quando siamo partiti – accusa Ceccantini del Pd – nonostante il lungo percorso partecipativo che eravamo riusciti ad attivare. Sono costretto a riproporre i dubbi dell'inizio nell'interesse di tutti i lavoratori: le localizzazioni previste sono sbagliate».
Intanto sull'argomento interviene anche Sel, con un comunicato a firma Cionini-Adriani, nel quale si definisce «assurdo e cervellotico» il vincolo posto dalla Soprintendenza di Pisa ad una vecchia casa colonica posta sulla collina del fronte di scavo che impone l'apertura di una nuova cava, nella fattispecie quella di Gozzone.
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