Toscana
Mafia, sotto sequestro un’impresa al Picchianti
Si tratta della società Costruzioni Scafar: è finita nel mirino del blitz della Dia che su scala nazionale ha interessato 10 aziende, 25 fabbricati e terreni
LIVORNO. Ha sede legale al Picchianti, in un fabbricato di uffici al civico 14/A di via Giovanni March la società “Costruzioni Scafar” che ieri mattina è stata messa sotto sequestro dalla Direzione investigativa antimafia di Firenze. L’operazione andata in scena alle prime luci dell'alba, nell'ambito di un'inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Caltanissetta, nei confronti dell’imprenditore palermitano Paolo Farinella, ritenuto in contatto con personaggi di spicco di "Cosa Nostra".
Il sequestro compiuto nella nostra città non è che uno dei numerosi provvedimenti analoghi che hanno riguardato decine di beni dislocati in varie zone del Paese: oltre a Livorno, a quanto è dato sapere, si tratta di Caltanissetta, Palermo, Catania e Roma. Complessivamente sono finite nel mirino degli 007 antimafia dieci imprese: posti sotto sequestro anche 25 fabbricati e terreni (per una estensione complessiva di oltre 150 ettari) più numerosi conti bancari in sette istituti di credito dislocati in tutta Italia.
In città i sigilli sono stati messi al complesso aziendale, all'intero capitale sociale e ai conti correnti bancari della "Costruzioni Scafar", ditta che si occupa di costruzioni di strade, opere in muratura, autostrade e piste aeroportuali (ma che a Livorno, a quanto è stato possibile apprendere, non aveva svolto lavori di recente).
La società fu costituita nel 2010 da Farinella che, nel tempo, ne è diventato unico socio e amministratore. Il sequestro ha riguardato anche la "Deanco Costruzioni" di Roma, che aveva una sede a Cascina. Anche quella società, ora in fallimento, era riconducibile a Farinella. Già nel 1999-2000 la procura di Firenze scoprì un cartello costituito da più di cinquecento società siciliane (molte delle quali rappresentate da personaggi con precedenti penali, tra cui l'associazione di stampo mafioso) dedito all'aggiudicazione di gare di appalto in Toscana: tra le imprese coinvolte vi erano anche quelle riconducibili a Farinella.
La società con sede al Picchianti ha un capitale sociale assai basso: non più di 12mila euro. Anche nei bilanci rimbalzano cifre limitatissime per una società che nella classificazione Atecori è alla categoria 42.11, cioè «costruzione di strade, autostrade e piste aeroportuali». Basti dire che nell’ultimo bilancio approvato il 30 aprile scorso il fatturato complessivamente non arriva molto sopra i 7mila euro più 5mila euro di magazzino a fonte di costi chie restavano sotto i 2mila euro per il personale e sfioravano i 16mila per l’acquisizione di servizi, finendo per generare al tirar delle somme una perdita di quasi 24mila euro.
Grossomodo sulla stessa falsariga anche i bilanci delle due annate precedenti. Nel 2010 il conto economico è nell’ordine degli spiccioli: un giro d’affari di appena 1.550 euro, spese con il contagocce ma quanto basta per far andare in rosso i conti per circa 600 euro. Figirarsi che nel 2011 i ricavi delle vendite finiscono perfino a zero, alla voce costi pesano quasi zero i salari (754 euro), quasi 4mila euro se ne vanno per acquistare servizi ma la cifra più rilevante la troviamo per gli oneri diversi di gestione. E stiamo parlando di appena 6mila euro, che sono un niente nella normale attività di una qualsiasi impresa.
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