Toscana
La casa delle fiabe (abusiva) ora sarà acquisita dal Comune
Il costruttore perderà tutti i diritti sulla struttura del Limoncino che però non sarà demolita La giunta pensa infatti di utilizzarla ad esclusivo uso pubblico. Bernardo: «Stiamo valutando»
LIVORNO. La posizione dell’amministrazione comunale sulla vicenda del manufatto abusivo costruito in zona Limoncino, ormai da tutti conosciuta come la case delle fiabe, è chiara: l’edificio è un abuso edilizio, in quanto realizzato senza alcun tipo di autorizzazione; non è considerato un’opera d’arte dal punto giuridico; il costruttore non ha più alcun diritto sul manufatto che, pertanto, può essere demolito.
Detto questo, c’è però da aggiungere che Palazzo Civico non sembra essere orientato ad abbattere l’abitazione in legno del Limoncino: in una nota ufficiale dell’amministrazione, si annuncia infatti la possibilità, dopo la formale acquisizione dell’immobile, di destinarlo ad uso esclusivamente pubblico.
«La cosiddetta “casa delle fiabe”, come l'ha definita il quotidiano Il Tirreno - si legge nel comunicato - è un manufatto abusivo costruito su un terreno di proprietà privata in via del Limoncino. La questione risale al 12 dicembre 2012, quando la Polizia municipale nell’effettuare un sopralluogo, rilevò, in assenza di titolo edilizio, l’esecuzione di un manufatto in legno di forma irregolare composto da un corpo di fabbrica terra tetto, parzialmente interrato, con adiacente altro corpo di fabbrica composto da piano terra e sottotetto praticabile con annessa terrazza. Venne inoltre accertata la realizzazione di altre opere sul terreno circostante: due forni in pietra, un recinto per cavalli di forma circolare, la recinzione».
La Polizia municipale, dopo la verifica, effettuò la segnalazione all’ufficio Edilizia Privata , «che attivò le procedure amministrative di repressione dell’abusivismo edilizio, trasmettendo le dovute comunicazioni di avvio del procedimento ed emettendo nel febbraio 2013 ordinanza di demolizione al proprietario».
La demolizione, però, non è stata eseguita, per cui, nel settembre 2013, è stato notificato a Raffaele Magri (costruttore dell’edeficio) «l’accertamento di inottemperanza, con trasmissione della pratica all’ufficio Patrimonio, competente all’acquisizione dell’area in base a quanto previsto dalla legge».
Nella nota dell’amministrazione comunale viene sottolineato che «chi ha realizzato il manufatto ha tentato di dimostrare il particolare valore artistico dello stesso. Si è infatti rivolto alla Soprintendenza di Pisa per richiedere il riconoscimento dell’opera come “studio d’artista”. Ma la Soprintendenza (con nota del giugno 2013), ha respinto tale richiesta dichiarando che il bene non presenta i requisiti previsti per essere definito tale ed ha quindi escluso la possibilità di sottoporre il manufatto a vincolo culturale».
A questo punto, il Comune potrebbe abbattere l’edificio abusivo ma, come detto, la giunta sta pensando a una diversa soluzione, resa possibile dalla normativa in materia. « Attualmente il procedimento, è all’attenzione dell’ufficio Patrimonio per gli adempimenti previsti dalla legge – tiene a precisare l’assessore al Patrimonio Paola Bernardo - e la legge contempla la possibilità per il Comune, dopo l’acquisizione, di valutare se il bene è di interesse pubblico e quindi se, eventualmente, può essere destinato a fruizione pubblica». E proprio quest’ultima è l’ipotyesi più probabile.
Alessandro Guarducci
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