Gioco
«Provincia moribonda ma i servizi hanno retto»
Kutufà traccia un bilancio dei dieci anni al timone e attacca: «Una riforma-caos e nel 2018 solo cinque sindaci di piccoli comuni potranno diventare presidente»
LIVORNO. Quando gli viene chiesto cosa farà da grande, dà una notizia. Personale, più che politica: «Sarò doppiamente nonno, sta per nascere il mio secondo nipote. Per il resto ci devo ancora pensare...». Giorgio Kutufà ieri ha incontrato la stampa per il tradizionale resoconto di fine anno. Un incontro dal sapore particolare, perché non chiude solo un anno di amministrazione, ma dieci anni al timone della Provincia.
Tutto l’intervento del presidente non può che guardare a quella «forte campagna di delegittimazione delle Province partita nel 2011: è difficile operare all’interno di un organismo condannato a morte...».
La provincia per come la conosciamo oggi avrà vita fino al 30 giugno. Da luglio resterà un mini-ente non più elettivo, svuotato dei suoi poteri, che di fatto si occuperà soprattutto di manutenzione delle strade provinciali, programmazione territoriale e valorizzazione (non tutela) ambientale.
«La mossa del governo – si arrabbia Kutufà – non porterà semplificazione e risparmio, intanto perché svuota le Province ma lascia in piedi tutta l’organizzazione dello Stato su base provinciale (prefetture, commissariati...), che è davvero costosa». Senza contare, sottolinea, il prevedibile aumento di agenzie e consorzi («con perdita di controllo democratico») e la difficilissima gestione del passaggio del personale ad altri enti insieme a beni, cause, competenze. «Sarà un marasma», si lascia scappare prima di sollevare una polemica niente affatto di dettaglio: saranno i sindaci e i consiglieri comunali ad eleggere il nuovo consiglio provinciale (12 membri) e quindi il presidente, che dovrà essere uno dei sindaci del territorio, svolgere il ruolo gratuitamente e avere davanti a sé almeno 18 mesi di mandato. «È stato stabilito – attacca Kutufà – che il presidente che sarà deciso a luglio resterà in carica 4 anni e non 5. E siccome quasi tutti i comuni della provincia saranno rinnovati a maggio, al prossimo giro potranno concorrere solo i sindaci di Capraia, Sassetta, Rio Marina, Porto Azzurro e Marciana. Cinque piccoli comuni che in tutto raccolgono 8200 abitanti, appena il 2,6% della popolazione...».
«La mia – riprende – non è una difesa corporativa di un’istituzione, di un posto, tra l’altro non sono ricandidabile. È questione di funzionalità». Poi si toglie un sassolino: «In giro si fa antipolitica spicciola, ma la verità è che dall’inizio del mandato abbiamo prima ridotto le nostre indennità del 10% e poi, volontariamente, di un altro 15: se si considera l’inflazione, prendo la metà del mio predecessore». «Sapete – chiosa – perché non si trovano candidati a sindaco? Nessuno lo dice, ma anche perché spesso chi ha funzioni e responsabilità a tempo pieno non ha una remunerazione adeguata. Ma quale casta...».
Il presidente torna quindi a quella «morte annunciata dell’ente con asfissia di risorse» e tira le somme degli ultimi anni. «I servizi hanno retto», rivendica. E cita la rete di trasporto, i servizi per l’impiego e la formazione: più di mille tra voucher aziendali, post laurea, tirocini, corsi per i giovani che abbandonano la scuola nel periodo dell’obbligo e per quelli che cercano il primo impiego. Garantisce che nel 2014 resteranno aperti i centri di informazione turistica, ricorda che sono stati approvati il Piano provinciale per la pesca e quello energetico. Mentre stamani toccherà al delicato Piano cave. «Solo nell’ultimo anno – ricorda ancora – abbiamo approvato più di 200 autorizzazioni ambientali e ora tutto rischia di passare nelle mani del ministero, con tempi e costi più lunghi». Mentre ai Comuni passerà la delicata rete degli edifici scolastici. Tra le principali opere realizzate cita il ripascimento di Cecina, mentre tra sogni rimasti nel cassetto, il trasferimento a villa Maurogordato del Mascagni e la realizzazione di un villaggio scolastivo nell’ex caserma a Portoferraio. Tra le note dolenti, insieme al caso “Limoncino”, fermo in Procura, resta aperta la partita “Garufo”, col rischio che la Corte si rivalga sulla Provincia. Kutufà chiude leggendo la poesia di un detenuto minorenne e affidandosi, da cattolico praticante, alle emblematiche parole del Papa: «Non perdete la speranza...».
Juna Goti
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
