Il Tirreno

Livorno

«Pestato dai banditi, non mi sono arreso»

di Federico Lazzotti
«Pestato dai banditi, non mi sono arreso»

Parla Luca Fornaciari, ferito nell’assalto al negozio di via Garibaldi. La mobile a caccia dei rapinatori, ecco l’identikit

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LIVORNO. «Mi hanno aggredito e picchiato a mani nude mentre stavo rimettendo in ordine i gioielli che quei due uomini mi avevano chiesto di vedere: collane, anelli, orologi. Alla fine uno di loro mi ha detto che aveva deciso per l’anello. Ma quando mi sono voltato per rimettere a posto il resto degli oggetti mi sono saltati addosso. Ho cercato di difendermi, ma loro continuavano a colpirmi. Ma non erano armati. Ecco perché ho provato a reagire. Mi anche sono ricordato che da quando mi hanno rapinato la prima volta, tengo uno spray urticante al peperoncino in tasca: l’ho usato contro di loro ma subito dopo me lo hanno strappato di mano e spalmato in faccia. Poi hanno messo i gioielli in una borsa di plastica e hanno provato a scappare con la refurtiva. Per fortuna ho trovato le forze per fermare quello con la sacca all’ingresso e gli ho impedito di portare via tutti i gioielli».

Luca Fornaciari, 34 anni, è ancora sotto choc, ricoverato al pronto soccorso do’v’è arrivato in ambulanza intorno alle 12,15 di ieri, quando racconta agli agenti della sezione anti rapina della squadra mobile la sua mattinata di terrore all’interno dell’omonima gioielleria in via Garibaldi, aperta dal padre Sergio nel 1989 e che il figlio gestisce da cinque anni.

Il film dell’assalto, il secondo in due anni al negozio al numero 21, è rimasto impresso nelle telecamere a circuito chiuso installate nella gioielleria. È su questo materiale che sta lavorando la polizia per risalire agli autori del colpo.

Di questi c’è anche un identikit ricostruito non solo dalle immagine registrate, ma anche dalle testimonianze di alcuni passanti che in quel momento stavano camminando in via Garibaldi.

Uno di questi è anche riuscito a prendere la targa della Mercedes grigio metallizzato sulla quale i due banditi sono scappati quando hanno capito che il colpo era ormai fallito. «Sono fuggiti a tutta velocità - hanno confermato i testimoni - colpendo anche l’auto che era parcheggiata vicino alla loro».

I rapinatori sono stati visti arrivare in via Garibaldi poco prima di mezzogiorno a bordo della berlina che hanno lasciato nel parcheggio a lisca di pesce davanti all’ingresso della gioielleria.

«Si tratta di due uomini tra i 25 e i 30 anni - ha raccontato il titolare agli investigatori - altezza medio alta e accento napoletano». Le immagini dei due fuggitivi sono state già divulgate dalla polizia in tutta Italia, ma per il momento le ricerche non hanno dato esito. No nè escluso però che le facce dei malviventi siano già state archiviate per reati precedenti.

L’altra speranza di risalire ai nomi dei colpevoli è legata alla ricerca delle impronte digitali da parte della polizia. Anche perché da una prima ricostruzione i banditi non indossavano i guanti e durante la loro permanenza all’interno della gioielleria hanno toccato alcuni oggetti a cominciare dai monili fino al borsone nel quale aveva messo la refurtiva prima di essere fermati dal proprietario.

Non è escluso che i banditi nei giorni precedenti al colpo abbiano fatto un sopralluogo per organizzare la rapina. Difficile capire perché abbiano scelto una gioielleria periferica, per di più in una via trafficata dalla quale non è facile scappare in fretta.

Quello che resta dopo la fuga dei rapinatori in via Garibaldi è la curiosità dei passanti, il traffico bloccato che va defluisce a singhiozzo e la paura e la rabbia negli occhi e nelle parole del fratello del proprietario. «Spero che li becchino - racconta - non è possibile lavorare in questo modo, ho sentito mio fratello è ferito e ancora molto scosso».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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