Il Tirreno

Livorno

Depositate altre 500 foto scontro sulle nuove prove

di Federico Lazzotti
Depositate altre 500 foto scontro sulle nuove prove

Gli avvocati difensori ne hanno chiesto l’inammissibilità, il giudice Cardi «Un mese di tempo per fare le osservazioni». In aula decine di spettatori

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LIVORNO. Inizia con la battaglia sulle nuove prove la prima udienza del processo per l’assalto alla Prefettura nel quale 22 persone, per lo più appartenenti all’Ex Caserma Occupata, devono rispondere a vario titolo dei disordini avvenuti in città tra il 30 novembre e il 2 dicembre 2012 e culminati con la manifestazione non autorizzata c davanti al palazzo del Governo con il lancio di fumogeni, transenne e bulloni.

Ad innescare la polemica degli avvocati difensori, il deposito da parte del pubblico ministero Luca Masini di 500 nuovi documenti il 4 gennaio scorso, a soli cinque giorni dall’udienza, tanto che i legali hanno spiegato al collegio presieduto dal giudice Carlo Cardi «di non aver potuto leggere e studiare le nuove prove».

I documenti sono per lo più fotografie o meglio fermi immagine ricavati dai filmati già depositati agli atti, ma arricchiti da una sorta di didascalia dove si farebbe riferimento al nome del protagonista. Dunque a una sorta identificazione preventiva che secondo i difensori rischia, in sintesi, di pregiudicare una delle peculiarità del dibattimento: quella di formare la prova in aula.

Ecco perché i legali degli imputati hanno posto ai giudice la questione del’inammissibilità delle prove chiedendo più volte che in attesa di entrare in possesso dei documenti depositati la settimana scorsa l’udienza venisse sospesa e rinviata.

Ha spiegato il presidente del Collegio Cardi dopo la camera di consiglio durata oltre un quarto d’ora con i colleghi Antonio del Forno e Tiziana Pasquali.

«Il tribunale alla luce della numerosità dei documenti prodotti da tutte le parte dà il termine di giorni 30 per il deposito in cancellerie di note contenti specifiche osservazioni sui documenti».

Dunque, nonostante i brusi in aula, della questione se ne parlerà alla prossima udienza, già fissata per il prossimo 20 di marzo. Così il processo che doveva iniziare alle 9 è di fatto cominciato due ore e mezzo più tardi con la deposizione del primo teste dell’accusa, il vice questore Daniele Ridente e si è concluso poco prima delle 19.

Il tutto in un clima particolare. Molti componenti del Comitato di solidarietà agli imputati ieri mattina si sono presentati nella aula B per assistere all’udienza, mentre fuori dal tribunale di via Falcone e Borsellino per tutta la durata del processo c’è stato una sorta di presidio. «Livorno non si piega, le lotte non si processano», si leggeva sullo striscione esposto mercoledì in piazza Cavour che sintetizza la posizione sia degli imputati che del Comitato di solidarietà, al quale hanno aderito alcune centinaia di persone. «Non neghiamo che ci siano stati due minuti di dissidi ma siamo sicuri che molti imputati non abbiamo commesso quello per cui sono imputati».

Il processo non dovrà solo accertare quello che è avvenuto la sera del 2 dicembre ma anche ciò che è successo nei due giorni. A cominciare dalle presunte violenze avvenute al terminal crociere il 30 novembre quando agli antagonisti non venne permesso di entrare al dibattito al quale partecipava l’allora segretario del Pd Pierluigi Bersani. «Era un dibattito riservato agli iscritti», ha spiegato creando più di un mugugni in aula il vice questore Daniele Ridente. Passando al giorno successivi quando in piazza Cavour antagonisti e forze dell’ordine vennero a contatto con le cariche della polizia che finì sotto accusa per come aveva gestito l’ordine pubblico.

«Da quello che abbiamo visto in aula - spiegano al termine dell’udienza alcuni rappresentanti dell’Ex Caserma - sembra che il processo si stia concentrando non su quello che è avvenuto in quei tre giorni, ma nel tentativo di mettere sotto accusa il Comitato dell’Ex Caserma e tutto quello che accade al suo interno. Se qualcuno pensava che non si trattasse di un processo politico, dunque, si dovrà ricredere». Al termine dell’udienza di ieri gli avvocati difensori hanno anche presentato ai giudici la richiesta di sospendere le misure cautelari nei confronti dei cinque indagati che a tutt’oggi hanno ancora l’obbligo di firma. Per la decisione c’è da aspettare alcuni gironi.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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