Sicurezza
Sembra la casa delle fiabe, ma è abusiva. Il Comune al Tirreno: "Vogliamo acquisirla"
Livorno: il proprietario dell’abitazione al Limoncino: “È un’opera d’arte: non demolitela, ma rendetela visitabile alle scuole” - VOI COSA NE PENSATE?
LIVORNO. Una casa realizzata completamente in legno: dalle pareti alle scale, passando per porte, finestre e interni. All’esterno dalla struttura un presepe rotondo, di circa tre metri di diametro; dentro, una sedia a forma di giraffa, sculture di cavalli, pesci e animali veri o fantasiosi. Tutto rigorosamente in legno. E tante piante e fiori.
Più che una casa da favola, una casa “delle favole”. C’è solo un piccolo (mica tanto...) problema: nessuno ha concesso i permessi per quella costruzione al Limoncino. Che, per quanto possa avere un valore artistico, è giuridicamente abusiva.
VIDEO: NELLA CASA DELLE FIABE
(Video di Rachele Masci)
A raccontare la singolare vicenda è proprio colui che ha realizzato l'abitazione da “c’era una volta”: si chiama Raffaele Magri. È livornese, di professione scultore e pittore. Nella lettera che ha scritto alla nostra redazione spiega le sue ragioni non usa mai il termine “casa”, sebbene la struttura di 50 metri quadri sia abitabile e comprenda camera, soggiorno e cucina. La chiama piuttosto “scultura”, o “manufatto in legno”. «Sarà oggetto di demolizione da parte del Comune», rivela con rammarico Raffaele. Già, perché quell’edificio non poteva certo passare inosservato e dopo i controlli Raffaele si è visto notificare l’atto di demolizione per abuso edilizio e violazione dei vincoli paesaggistici all’inizio del 2013.
Non avendo ottemperato all’ordinanza, nel dicembre scorso l’artista è stato raggiunto da un secondo provvedimento con il quale il Comune ha annunciato di procedere al sequestro del bene e del terreno circostante in via del Limoncino. «Nonostante le apparenze - prova a difendersi Raffaele - il manufatto non è un vero e proprio abuso edilizio, quanto un insieme di tavolati a intaglio, rappresentativi e espressivi di vari decori. L’interno - prosegue - contiene una serie di opere, anch’esse scolpite nel legno, che nel loro insieme esprimono l'originalità e il carattere artigianale della mia attività». Il proprietario della “casa delle fiabe” ha dedicato oltre 10 anni della sua vita al paziente lavoro di intaglio. «Per questo - spiega lo scultore - ritengo un’ingiustizia dover demolire quest'opera, mentre a pochi metri di distanza vengono lasciate in piedi baracche e containers».

Resta il fatto, che questa casa (perchè di abitazione si tratta) è stata costruita senza alcuna autorizzazione. E l'amministrazione comunale è sempre stata chiara sul tema. Incontrando il comitato per gli annessi agricoli, durante una delle ultime sedute del consiglio comunale del 2013, il sindaco Alessandro Cosimi fu perentorio: «Seppur in un quadro di difficoltà - dichiarò il primo cittadino - rinnovo il mio impegno, e quello degli uffici, per inserire nella bozza del piano strutturale una ipotesi di soluzione al problema degli annessi agricoli. Ma non si tratterà in alcun modo di una sanatoria».
Il sindaco fece un esempio pratico: «Se hai una baracca di 4 metri per 4 - ipotizzò - e l’amministrazione dispone un ragionamento sull’agricoltura sociale, potremo stabilire criteri che permettano questo tipo di annessi». «Resta il fatto - terminò Cosimi - che in presenza di altri tipi di strutture, il discorso è completamente diverso».
L’abitazione di Raffaele, però, non è certo una “baracca” di 4 metri quadrati. La legge, insomma, parla chiaro: senza concessione, la struttura è comunque abusiva. Ed è forse anche per questa consapevolezza che Raffaele, davanti al rischio di vedere abbattuto il manufatto, lancia una proposta originale: «Sono disposto a rendere pubblica la mia realizzazione artistica - afferma - anche per iniziative a fini didattici, in modo da dimostrare che si tratta di un’opera scultorea realizzata all’aperto».
Sulla vicenda del manufatto abusivo costruito in zona Limoncino, l’amministrazione comunale è intervenuta con una nota in cui annuncia la possibilità di acquisire la struttura (invece di demolirla) e di destinarla poi ad uso esclusivamente pubblico.
Ecco il testo del comunicato:
La cosiddetta “casa delle fiabe”, come l'ha definita il quotidiano Il Tirreno in cronaca di Livorno, è un manufatto abusivo costruito su un terreno di proprietà privata in via del Limoncino. La questione risale al 12 dicembre 2012, quando la Polizia Municipale nell’effettuare un sopralluogo, rilevò, in assenza di titolo edilizio, l’esecuzione di un manufatto in legno di forma irregolare composto da un corpo di fabbrica terra tetto, parzialmente interrato, con adiacente altro corpo di fabbrica composto da piano terra e sottotetto praticabile con annessa terrazza. Venne inoltre accertata la realizzazione di altre opere sul terreno circostante: due forni in pietra, un recinto per cavalli di forma circolare, la recinzione.
A seguito della segnalazione della Polizia Municipale, l’ufficio Edilizia Privata attivò le procedure amministrative di repressione dell’abusivismo edilizio, trasmettendo le dovute comunicazioni di avvio del procedimento ed emettendo nel febbraio 2013 ordinanza di demolizione al proprietario. La demolizione non è stata eseguita, per cui, nel settembre 2013, è stato notificato l’accertamento di inottemperanza, con trasmissione della pratica all’ufficio Patrimonio, competente all’acquisizione dell’area in base a quanto previsto dalla legge.
Chi ha realizzato il manufatto ha tentato di dimostrare il particolare valore artistico dello stesso. Si è infatti rivolto alla Soprintendenza di Pisa per richiedere il riconoscimento dell’opera come “studio d’artista”. Ma la Soprintendenza (con nota del giugno 2013), ha respinto tale richiesta dichiarando che il bene non presenta i requisiti previsti per essere definito tale ed ha quindi escluso la possibilità di sottoporre il manufatto a vincolo culturale. Attualmente, come detto, il procedimento, è all’attenzione dell’ufficio Patrimonio per gli adempimenti previsti dalla legge. “La legge contempla – tiene a precisare l’assessore al Patrimonio Paola Bernardo - la possibilità per il Comune, dopo l’acquisizione, di valutare se il bene è di interesse pubblico e quindi se, eventualmente, può essere destinato a fruizione pubblica”.
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