Il Tirreno

Livorno

Dietro la guerra tra scuole si giocano i posti dei prof

di Giulio Corsi

Ogni anno la concorrenza per avere uno studente in più si fa più accanita: l’obiettivo è evitare trasferimenti di insegnanti, ma in ballo ci sono anche gli stipendi dei presidi

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LIVORNO. Sul sito internet del Tirreno da alcuni giorni campeggia un enorme sfondo rosso con una scritta: “Liceo F. Enriques, open day 25 gennaio 2014, clicca qui”. E poco sotto lampeggia un box colorato: “Isis Niccolini Palli, polo scolastico per la formazione umanistica, sociale, musicale e coreutica. Open day sabato 11 gennaio”.

E’ il segnale che le iscrizioni all’anno scolastico 2014-2015 sono imminenti. Ma non solo: è la rappresentazione più significativa della scuola due punto zero, quella che corteggia i potenziali allievi come fossero consumatori, quella degli istituti superiori trasformati in aziende, che in quanto tali devono procacciarsi utenti, pardon clienti, pardon studenti.

Non è roba nuova, si dirà. Verissimo: sono anni, ben più di un decennio che in questo periodo le pagine dei quotidiani abbondano di inserti pubblicitari di istituti superiori statali, pubblici. L’autonomia scolastica, varata nel 2000, in questo senso ha dato la spinta decisiva: d’altra parte è grazie ad essa se i presidi non sono più presidi ma dirigenti, cioè manager, e che ogni scuola si distingue dalle altre, ancor più di prima, perché ha la possibilità di definire e proporre un proprio piano dell’offerta formativa, e poi possiede un budget personalizzato e un’autonomia assoluta nel poterlo utilizzare.

Ma nonostante un quindicennio di concorrenza ormai sotto gli occhi di tutti, certe contrapposizioni continuano a saltare ancora agli occhi. E una domanda a far capolino nella mene di tanti: perché quest’antagonismo così agguerrito tra scuole pubbliche, questo sgomitare per mettersi in luce proponendo i propri punti di forza (sbocchi professionali, stage, opportunità scuola-lavoro, lingue straniere, laboratori, palestre, gite e tutto quel che di buono e meno buono l’autonomia ha portato) come scatole di biscotti su uno scaffale di un supermercato?

E se chiaramente il paradosso di un liceo classico che trent’anni fa poteva crogiolarsi nel suo elitario orgoglio di scuola per pochi con due sole sezioni, rappresentava già allora un’eccezione, improponibile fin dagli anni Novanta quando lo Stato decise che era ora di razionalizzare, la recente diatriba tra i due licei scientifici della città, Cecioni ed Enriques, finiti nel tritacarne di una battaglia dialettica (ma anche politica) per i nuovi indirizzi da proporre agli studenti il prossimo anno scolastico, è forse esempio dell’estremo opposto.

Davanti a cui ben si capisce che la valenza della competizione non può essere soltanto campanilistica, di orgoglio identitario (che pure c’è e rappresenta un elemento chiave anche nella motivazione, di studenti e docenti), di volontà di mettersi in luce per migliorare la propria offerta e adeguarsi alle nuove sfide, ma contiene qualcosa di più grosso. Che cosa?

L’elemento principale, a detta degli addetti ai lavori, è legato al mantenimento delle classi, che equivale a posti di lavoro degli insegnanti. Ma una ricaduta - minima - c’è anche sugli stipendi dei presidi.

«Il mantenimento dell’organico è sicuramente l’aspetto prioritario - spiegano all’unisono i dirigenti scolastici che abbiamo interpellato -. Meno alunni rispetto all’anno precedente significano meno classi e dunque insegnanti che perdono il posto, che sono costretti a cambiare scuola, magari ad allontanarsi dalla propria residenza. E questo aspetto è incentivante anche verso i docenti, perché in qualche modo unisce tutti i professori verso l’obiettivo di migliorare la propria scuola, di renderla il più attraente e partecipata».

L’altro aspetto, irrilevante secondo molti, ma sconosciuto ai più e dunque da raccontare, è quello relativo ai compensi dei dirigenti: il contratto integrativo regionale prevede infatti che i presidi si suddividano in tre fasce, ciascuna delle quali ha una parte variabile di retribuzione, circa tremila euro di differenza l’una dall’altra. Da cosa dipende l’inserimento in una delle tra fasce? Da una serie di criteri, riassumibili nel livello di complessità dell’istituto. E dentro la parola complessità rientra anche, soprattutto il numero di alunni e di classi.

«Ma questo non influisce assolutamente sull’agguerrita concorrenza per avere uno studente in più - giurano molti presidi livornesi -. Casomai, accanto alla questione delle classi e dei posti di lavoro, l’aspetto dell’identità e della possibilità, crescendo come dimensioni, di dare più servizi e più possibilità ai ragazzi, è quella determinante».

Intanto il count down verso l’inizio delle iscrizioni alle superiori si sta esaurendo e la battaglia per uno studente in più è pronta a farsi sempre più spietata.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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