Il dolore
Microcredito per chi è nei guai
Dalla Regione prestito di 3mila euro (senza garanzie né interessi) per le famiglie in gravi difficoltà
LIVORNO. La Regione mette in pista il microcredito per dare una mano alle famiglie che, di fronter all’impatto della crisi, non ce la fanno a tirare avanti perché magari è sparita la fonte di reddito. Si tratta di un progetto di prestito sociale sul cui piatto la Regione, per iniziativa dell’assessorato al welfare guidato da Salvatore Allocca, mette quasi 5 milioni di euro: in ballo la possibilità di avere – senza dover né fornire garanzie né pagare interessi – un prestito da restituire al massimo in tre anni per importi fino a 3mila euro. Ovviamente, trattandosi non di una banca ma di una istituzione che che cerca di dare una mano ai cittadini più fragili, il requisito-base per poterlo richiedere è la situazione «di particolare difficoltà o fragilità socio-economica».
La somma, come detto, dovrà essere restituità «entro un massimo di 36 mesi»: le modalità dovranno essere sempre concordate con il centro di ascolto («al quale spetteranno anche attività di tutoraggio e di accompagnamento per garantire un uso consapevole del denaro»). Già, perché non sarà la Regione a erogare direttamente le cifre e a gestire il rapporto con le famiglie in difficoltà: ci penseranno i centri di ascolto, più di 300 in tutta la Toscana, che appartengono all’associazionismo.
La giunta regionale di Enrico Rossi ha scelto questa strada perché vuol far sì che non si tratti di 3mila euroi buttati in un pozzo senza fondo ma un ingranaggio sul quale costruire la riprtenza di una famiglia a rischio di patatrac: non sorprende dunque che, in alcuni casi specifici, possa esser immaginata non la restituzione della somma prestata bensì la fornitura, in cambio, di una serie di attività socialmente utili.
Quali sono i requisiti richiesti? Uno: residenza anagrafica in un Comune toscano. Due: avere almeno 18 anni. Tre: non avere condanne definitive di un certo tipo (associazione di tipo mafioso, riciclaggio, impiego di denaro e beni di provenienza illecita). Quattro: avere un Isee «non superiore a 15mila euro». Cinque: avere la cittadinanza europea o essere in «possesso della carta di soggiorno o di regolare permesso di soggiorno».
La normativa prevede che il richiedente sostenga un colloquio («individuale o familiare») al Centro ascolto e che sia data priorità alle categorie sociali ritenute più fragili: famiglie con molti figli, casi di disabilità grave, presenza di figli minori o famiglie con un solo genitore.
Sul sito internet della Regione (alla pagina www.regione.toscana.it/-/ la-rete-dei-centri-di-ascolto-della-provincia- di-livorno) trovate l’elenco dei centri di ascolto con tanto di indirizzi, mail, recapiti telefonici e orari di apertura: sono in moltissime parrocchie della città, oltre che nelle sedi dell’Arci (via Sant’Omobono 1B e via Terreni 2-4), della Misericordia (via Verdi 63), della Svs (via San Giovanni 30), del Centro Donna (largo Strozzi), della associazione Ippogrifo (piazza della Repubblica 47) e del Cesdi (via degli Asili 35).
Come ulteriore recapito viene fornito anche un indirizzo mail della Regione: per chiedere ulteriori informazioni basta scrivere a lottapoverta@regione.toscana.it.
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