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Spari contro i lupi in collina indaga la polizia provinciale
Gli accertamenti tra Colle, il Gabbro e Rosignano dopo alcune segnalazioni Trusendi: «Nei nostri boschi vive un branco di sei, hanno paura dell’uomo»
LIVORNO. Spari sulle colline. Non ai cinghiali o ai fagiani. Ma ai lupi. Così la polizia provinciale ha avviato una serie di accertamenti per trovare chi, negli ultimi giorni, ha alzato il fucile contro questi animali che sono protetti dalla legge. La conferma arriva dal comandante Maurizio Trusendi, che ha in messo in moto i suoi «dopo le segnalazioni che abbiamo ricevuto la settimana di Natale al Gabbro, Colle e Rosignano». «Ci stiamo occupando di tutelare questi animali protetti da possibile attività di bracconaggio», sottolinea. Per ora il caso non ha raggiunto la Procura, ma alcune segnalazioni sembrano essere dettagliate.
Per la legge sulla caccia chi abbatte un animale protetto rischia la denuncia penale, con l’arresto da due a otto mesi e l’ammenda da 750 a 2mila euro. Somma che raggiunge migliaia di euro (anche più di 20mila) con la disciplina Cites.
Per molti sentir parlare di Lupi tra via delle Sorgenti, valle Benedetta, Gabbro e Limoncino sembra quasi uno scherzo. Invece questi animali dal pelo rossiccio e dal muso bianco cacciano qui almeno dagli anni Novanta. Di più: che Livorno sia storicamente zona di lupi lo dicono i nomi che sono entrati nell’orecchio dei livornesi: cimitero dei Lupi, Poggio ai Lupi...
La differenza rispetto al passato, spiega Trusendi, è che «ora questi animali vivono e cacciano stabilmente sulle nostre colline, mentre fino a quattro-cinque anni fa arrivavano a fine estate e se ne andavano in primavera». Come si spiega? «Il lupo, che negli anni Settanta sembrava sparito – riprende il comandante – è in una fase di ripresa demografica. Si sono incrementate le specie che preda: daini, mufloni, caprioli, anche i cinghiali, ma più raramente. Molti cacciatori pensano che ci siano meno cinghiali per colpa dei lupi, in realtà gli esemplari sono in calo da quando è stata vietata la pasturazione».
«A sentire in giro – chiosa – sembra quasi che ce ne siano a centinaia: prima c'era la psicosi delle pantere, ora dei lupi. Noi li seguiamo da anni, abbiamo piazzato foto trappole dappertutto nei boschi: nelle colline livornesi, in 100 chilometri quadrati, c'è un branco con sei esemplari». Un branco simile è stato avvistato anche al confine tra Livorno e Grosseto, nel parco di Montioni.
Il Tirreno, più di un anno fa, ha pubblicato in anteprima le foto scattate dalla polizia provinciale a Colle. Era il settembre del 2012: a lanciare l’sos era stato un allevatore di Parrana San Martino: gli animali della sua azienda erano stati presi di mira dal branco, che alla fine li ha decimati.
Un maschio adulto di 40 chili è stato poi investito e ucciso a marzo sulla provinciale delle Sorgenti, mentre due giorni fa al Tirreno è arrivata una nuova segnalazione: alcuni cacciatori ci hanno inviato le foto di un cinghiale sbranato in via delle Sorgenti, zona Piersanti. Tra lupi e cacciatori che si contendono le prede non ha mai corso buon sangue. Ora, però, in molti lanciano l’allarme sicurezza, sottolineando che i lupi si avvicinano a strade che sono attraversate anche dai ciclisti.
«Il lupo – rassicura a distanza Trusendi – è una specie selvatica, ha paura dell'uomo. Non esistono testimonianze di attacchi dal 1500. Scontano la fama del “lupo cattivo”, ma in realtà, semmai, bisogna aver paura dei cani inselvatichiti». «Posso capire l’arrabbiatura degli allevatori – chiude – per i quali comunque la Regione prevede forme di protezione e indennizzo. Ma non chi spara...».
Juna Goti
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