Il Tirreno

Livorno

Quando dai magazzini spunta lo sportello pre-danneggiato

di Sergio Braccini
Quando dai magazzini spunta lo sportello pre-danneggiato

Un malcostume tipicamente italiano: la vasta gamma di trucchetti usati per frodare le compagnie assicurative

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Nel decreto "Destinazione Italia" sono davvero molte e importanti le novità relative all'Rc auto, che promette di cambiare pelle. L’intento di chi ha costruito le norme che tanto fanno discutere è quello di limitare gli spazi per le frodi da una parte e tutelare l'assicurato dall’altra. Ma l'impressione è che sia soprattutto il primo dei due punti ad aver stimolato il legislatore.

Anche perché da anni l'Ania (l'associazione delle compagnie di assicurazione) spinge per il risarcimento in forma specifica, ossia dirottando il cliente verso un carrozziere convenzionato, ritenendo, in sostanza, che così ci saranno meno rimborsi gonfiati da parte di automobilisti e carrozzieri senza scrupoli. Le compagnie sostengono anche che, proprio a causa delle frodi, le tariffe più di tanto non possono scendere.

Una posizione ricalcata da Giovanni Pitruzzella, presidente dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato, secondo il quale «spesso le compagnie trovano conveniente liquidare anziché investigare approfonditamente se i danni lamentati, e i risarcimenti vantati, si siano effettivamente prodotti o meno». Certo, non si possono fare generalizzazioni, come sottolinea per prima la Federcarrozzieri, che teme che «così l’assicurazione potrà controllare come, quando e quanto risarcire», e ribadisce «la professionalità e la correttezza della stragrande maggioranza delle carrozzerie indipendenti». Ma è innegabile che il numero di truffe accertate appare piuttosto esiguo e inferiore a quello dei principali paesi europei. Mentre l'Rc auto è decisamente più alta; per fare un esempio, paghiamo l'80% in più rispetto alla Germania e il 50% in più rispetto a Francia e Portogallo. Da cosa dipende questa differenza di prezzo? Da alcune specificità, ad esempio dal fatto che in Italia ci sono (o forse è più giusto dire, vengono denunciati) più sinistri rispetto ad altri paesi; e dal fatto che i costi di risarcimento risultano essere maggiori. Per proseguire con gli esempi: la frequenza dei sinistri è quasi doppia rispetto alla Francia e supera del 30% quella della Germania. Per quel che riguarda i costi degli incidenti, mediamente superiamo la Francia di circa il 13% e la Germania di oltre il 20%; rispetto al Portogallo poi, spendiamo addirittura più del doppio.

Ovvio che in mezzo a tutto questo possa nascondersi (ma neanche troppo) un “malaffare” che potremmo tranquillamente definire endemico. Si va dai certificati medici rilasciati spesso con eccessiva facilità, alle “magie” di certi carrozzieri capaci di piazzare con l’abilità dei migliori prestigiatori, vetri, fanali, paraurti, cerchi o sportelli “predanneggiati”, tenuti pronti per l’uso in veri e propri magazzini-discariche. Chi si trova ogni giorno a dover verificare la congruità delle richieste di risarcimento racconta storie ai limiti dell’inverosimile. Come quella «architettata dal proprietario d’una Bmw completamente distrutta, a suo dire, dopo una carambola di questo tipo», racconta un ispettore dei sinistri di una compagnia tra le più importanti: «Ampio rettilineo, nel Livornese, giorno, visibilità buona. A seguito d’un tamponamento la Bmw finisce in un fossato, poi ne riesce, attraversa le due carreggiate e va a schiantarsi contro un muro dall’altra parte rispetto al senso di marcia. Peccato che la Renault indicata nella denuncia come mezzo “tamponatore” avesse solo un paraurti leggermente rientrato. Oppure il caso d’una Fiat 500 di almeno quarant’anni che avrebbe urtato in fase di rientro da un sorpasso una Yamaha R1, un bolide poco più pesante d’una Vespa ma potente come un’auto sportiva, sull’A11, nei pressi del casello di Montecatini, provocando la caduta del pilota e danni per diverse migliaia di euro alla moto, dandosi poi a una “folle” fuga».

Un terzo esempio fatto dall’ispettore di un’altra compagnia è invece quanto mai utile per capire con quale rapidità gli immigrati riescano ad apprendere i rudimenti dell’arte, tipica dell’automobilista italiano, di tirare fuori dei soldi persino da un semplice “flirt” tra due veicoli. Fatto successo anche questo nel Pistoiese, e, come gli altri, oggetto di cause tutt’ora pendenti nei tribunali di competenza. «Due utilitarie si sfiorano, solo una ha un lieve danno: uno specchietto dal costo di 56 euro. Risultato: tutti e tre gli stranieri a bordo delle vetture presentano richieste di risarcimento per lesioni personali, con prognosi di oltre un mese, forti di certificati rilasciati dal pronto soccorso e poi da medici legali». Come direbbe il grande Totò: «E io pago...»

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