Il Tirreno

Livorno

I CAMPANILI UCCIDONO I NOSTRI PORTI

È la legge che a partire dal 1994 regola (meglio: dovrebbe regolare) i porti italiani. Il ministro delle infrastrutture e trasporti Maurizio Lupi, dopo averlo annunciato all’assemblea di Assoporti,...

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È la legge che a partire dal 1994 regola (meglio: dovrebbe regolare) i porti italiani. Il ministro delle infrastrutture e trasporti Maurizio Lupi, dopo averlo annunciato all’assemblea di Assoporti, ha dichiarato in varie occasioni di voler proporre una propria iniziativa legislativa le cui caratteristiche sarebbero assai più incisivamente riformiste.

Quattro presidenti di importanti Autorità Portuali, compresa quella livornese, si sono espressi a favore della riforma del ministro. Gli altri si dicono perplessi o contrari. Tornerò nel merito dell'iniziativa del ministro quando ne saranno più chiari i contenuti. Per il momento mi pare siano d'obbligo due – pacate – riflessioni.

Mi aiuto per esprimere la prima utilizzando il paradosso che Ernst Fraenkel enunciò nel 1932 e che Michele Ainis ha recentemente ripreso per spiegare le ragioni di mancate riforme assai più importanti di quella portuale (bicameralismo perfetto). «Quando il riformatore coincide con il riformato non si ha nessuna riforma». Il presidente Berlusconi , con l'aplomb che lo caratterizza, volgarizzò il paradosso sostenendo che «non si può chiedere al cappone di anticipare il Natale».

A Bruxelles il Commissario ai trasporti (e quindi ai porti) Kallas prima di produrre la sua proposta di regolamento ha doverosamente ascoltato più volte Espo (l'associazione della Autorità portuali europee) ma anche (e soprattutto?) gli operatori, gli investitori, gli armatori, le industrie, che dal costo della logistica possono essere premiate o punite.

Credo sia l'unico modo per far sì che non sia prevalentemente l'apparato statale nelle sue articolazioni, centrali e periferiche, a stabilire che cosa serve ai commerci, ai traffici e quindi al Paese. Per tentare di consolidare e incrementare per numero e volumi le aziende esportatrici bisogna ascoltare anche (e soprattutto ?) le loro esigenze.

La seconda considerazione riguarda la praticabilità di qualsiasi iniziativa riformista in un Paese che, grazie ad un colossale errore di prospettiva, ha stabilito che porti, trasporti, ferrovie – la logistica insomma – siano soggette alla “legislazione concorrente” tra Stato e Regioni.

Mi domando quali possibilità realistiche di successo abbiano proposte di riforma dei porti (o degli aeroporti o delle ferrovie) quando ogni soluzione deve passare per le forche caudine della Conferenza Stato-Regioni, organo supremo della difesa di ogni campanile e di ogni pretesa “specificità”.

Nel frattempo l'Unione Europea ha approvato il Cef (Connecting Europe Facilities) mettendo a disposizione poco meno di 30 miliardi di euro per avviare la realizzazione delle connessioni portuali, stradali e ferroviarie che innerveranno il nostro continente e che saranno utilizzabili solo da nodi e reti del Tent-T in barba all'egualitarismo portuale che caratterizza la nostra incapacità di riforme serie ed importanti.

Nereo Paolo Marcucci

è presidente di Confetra

l’organizzazione nazionale

del settore trasporto

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