Il Tirreno

Livorno

«Nino è morto annegato nei Fossi»

di Federico Lazzotti
«Nino è morto annegato nei Fossi»

Tragedia in Venezia, il medico legale ha individuato le cause del decesso di Roberto Francalacci. Oggi i funerali

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LIVORNO. Roberto Francalacci, 65 anni, mascotte di via San Giovanni e conosciuto nella zona come Nino Chilometro, è morto annegato, ucciso dall’acqua fredda dei Fossi nella quale è scivolato mercoledì mattina mentre cercava un posto riparato per fare pipì.

È questa la conclusione alla quale è arrivato il medico legale nominato dal pubblico ministero di turno Giuseppe Rizzo che dopo la tragedia del primo dell’anno aveva disposto alcuni accertamenti per sgombrare il campo dai dubbi che potevano farsi strada.

La morte per annegamento e l’assenza di segni sul corpo che possano lasciar pensare ad un’aggressione, danno quindi credito alla ricostruzione che subito dopo il ritrovamento del cadavere avevano ipotizzato gli agenti della Polmare.

Nino, infatti, mercoledì mattina è uscito di casa intorno alle 9,15. E dopo aver fatto colazione in qualche bar della zona, il suo preferito - al numero 30 di via San Giovanni - era chiuso, si è diretto in via Strozzi, a due passi dal mercato del pesce . «Deve essere andato alle palme per fare pipì», confermano gli amici. La tragedia deve essere avvenuta intorno alle 10. «Lunga la passerella potrebbe esserci stato ancora qualche residuo di ghiaccio da rendere la superficie scivolosa». A completare il quadro delle possibilità, visto che nessuno ha visto il sessantacinquenne cadere in acqua, potrebbero aver contribuito le sue limitate capacità motorie.

«Non so nemmeno se sapesse nuotare», ammette un amico. Il cadavere lo hanno notato alcuni passanti che intorno alle 11 stavano passeggiando ungo al ponte Santa Trinita.

Ieri il corpo di Nino è stata restituito ai familiari che hanno organizzato i funerali. La funzione religiosa è in programma per questa mattina nella chiesa al cimitero dei Lupi. Dopo la messa il corpo di Francalacci sarà cremato.

Racconta Massimiliano, titolare del bar Franco dove Nino si fermava ogni giorno. «Per noi è morto uno di famiglia. Non so quanti cappuccini gli ho preparato in 34 anni. Quando era giovane ne beveva anche trenta in un giorno. Poi si metteva li a sedere e a tutti quelli che entravano chiedeva: “Ce l’ha una sigaretta per me”.»

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