Il Tirreno

Livorno

Scivola in acqua e muore giallo nei Fossi di Venezia

di Federico Lazzotti
Scivola in acqua e muore giallo nei Fossi di Venezia

Il cadavere di Roberto Francalacci, 65 anni, trovato sotto il ponte di Santa Trinita Il pm ha sequestrato la salma per effettuare alcuni accertamenti

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LIVORNO. Nino Chilometro, nomignolo con il quale tutti conoscevano Roberto Francalacci tra via San Giovanni e il quartiere della Venezia, è morto in due metri d’acqua tra le 9,30 e le 10,30 del primo dell’anno.

L’ipotesi più plausibile per spiegare la tragedia, è che il sessantacinquenne, barba e capelli bianchi da marinaio, sia caduto nei Fossi mentre cercava di fare pipì.

«Aveva la cerniera dei pantaloni aperta», raccontano gli inquirenti coordinati dal pubblico ministero Giuseppe Rizzo dando credito, attraverso alcuni dettagli finiti nel fascicolo dell’indagine, a questa tesi.

Quello che ora sarà più difficile comprendere, è cosa abbia innescato la caduta. Due le piste rimaste aperte sul taccuino degli agenti della Polmare: una distrazione oppure un malore. Le altre ipotesi, a cominciare da una possibile aggressione oppure un tentativo di rapina, le ha escluse la prima ricognizione del cadavere effettuata dal medico legale poco dopo il ritrovamento.

Nonostante questo, restano i dubbi, perché nessuno ha visto il punto esatto dal quale Chilometro è scivolato in acqua.

Molto probabilmente - ma si tratta di una ricostruzione ipotetica - la vittima è uscita dalla casa dove viveva con la badante - abitava all’inizio di via San Giovanni - e dopo aver fatto colazione con il suo amato cappuccino al vetro, è tornato sui propri passi, ha girato in via Strozzi, la stradina che costeggia la sede dell’Svs e porta dritta al mercato del pesce, e ha cercato un punto riparato lungo la passerella.

In tasca, le chiavi dell’appartamento, un fogliettino con i numeri di telefono del fratello e i documenti.

«A quell’ora - vanno avanti gli investigatori - lungo la passerella poteva esserci ancora qualche residuo di ghiaccio dalla notte precedente».

Il sessantacinquenne - racconta chi lo conosce - aveva anche qualche problema di mobilità. Due elementi, la superficie instabile e un equilibrio precario che, uniti, possono aver causato la scivolata fatale.

Al resto potrebbe aver pensato l’acqua fredda, la paura di chi sente il pericolo e la poco gente che in un giorno di festa era presente nella zona.

Il cadavere dell’uomo, non a caso, lo hanno notato alcuni passanti che passeggiavano sul ponte Santa Tranita quando ormai era troppo tardi.

«Abbiamo visto il corpo che galleggiava in acqua vicino alla passerella e abbiamo dato l’allarme, ma credo che a quel punto fosse già morto».Erano le 10,45 quando è arrivata la prima telefonata al centralino dei vigili del fuoco.

La corrente, dunque, deve aver trasportato il cadavere per alcune decine di metri. Quando il corpo è stato recuperato e appoggiato lungo la banchina sono iniziati gli accertamenti.

Agli agenti è bastato guardare in tasca della vittima per risalire ai parenti.

È toccato alla cognata, intorno a mezzogiorno, fare il riconoscimento, mentre il fratello della vittima ha avuto un leggero malore.

«Era una persona che in passato aveva avuto dei problemi di salute ma si faceva volere bene perché era un tranquillo. Un uomo mite», racconta chi lo conosceva. Quel soprannome Chilometro deriva dalle sue abitudini quotidiane: percorrere avanti e indietro via San Giovanni facendo chilometri. «Il suo posto preferito era il bar tra il ristorante La Tramontana e la sede dell’Svs».

Adesso il corpo di Nino, l’altro soprannome del sessantacinquenne è ancora sotto sequestro dell autorità giudiziaria per gli ultimi accertamenti. Molto probabilmente nella tarda mattinata di oggi, il pubblico ministero firmerà l’ok per i funerali. Dopodiché le esequie di Roberto Francalacci saranno tumulate vicino a quelle della madre.

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