Gioco
Per metà dei livornesi il reddito non arriva a 1.300 euro mensili
E per uno su 10 l’imponibile resta sotto i 10mila euro È la fotografia che salta fuori dalle dichiarazioni al fisco
LIVORNO. Quasi un livornese su 30 dichiara al fisco di campare con un imponibile Irpef che non arriva ai 4mila euro all’anno: cioè a malapena 300 euro netti al mese. È qui che finiscono sia i tanti furbetti che cercano di scansare la crisi dribblando le tasse sia la galassia delle micro-ditte che magari si accontentano di spezzoni di reddito. Ma soprattutto l’esercito infinito dei precari, costretti a non aver altra ambizione che un lavoricchio: magari per pochi mesi, magari un po’ in nero e un po’ no. In concreto, le cifre dell’Agenzia delle Entrate sono queste: 894 contribuenti denunciano fino a mille euro, 799 da mille a duemila, 593 e 487 nei due scaglioni successivi fino a toccare il limite dei 4mila euro. Complessivamente in questa fascia di mini-redditi ci sono 43 persone in più rispetto al 2007 pre-crisi mentre nello stesso periodo 1.700 contribuenti in meno hanno fattoi la dichiarazione.
Nella geografia della distribuzione della ricchezza bisogna tener presente anche l’effetto delle pensioni: una su dieci (9,7%) non ce la fa neanche ad arrivare alla soglia dei 500 euro mensili, secondo l’ultimo dato disponibile (2011), quello relativo al Casellario centrale dei pensionati Inps segnalato nella newsletter del Centro studi della Camera di commercio. E se mettiamo nel conto anche lo scaglione superiore, ecco che scopriamo che più di un pensionato su tre (34,5%) incassa ogni mese importi sotto i mille euro (ma in un caso su otto sono sopra i 2.500).
Basta allargare appena un po’ lo sguardo a standard di buste paga appena normali, ed ecco che salta agli occhi un dato: più di un contribuente su dieci lo scorso anno ha scritto sulla denuncia dei redditi come imponibile Irpef una cifra al di sotto dei 10mila euro. Non solo: poco meno della metà (45,4%) indica una cifra lorda che non tocca i 20mila euro. È uno standard di ricchezza ufficiale secondo il quale praticamente metà della popolazione livornese campa con buste paga che al netto non volano molto oltre la soglia dei 1.300 euro al mese.
È l’effetto del sostanziale blocco dei salari operai, della valanga di cassa integrazione, dello smantellamento di tanti diritti e della precarizzazione di tanti posti di lavoro. Del resto, una ragione pur ci sarà se il solo ufficio centrale Caritas – senza cioè tutta la rete nelle parrocchie – ha seguito nel corso del 2013 (dati a fine novembre) quasi 3mila persone, fra i quali sempre più numerosi sono i livornesi.
Potrebbe, però, come detto, essere anche l’indizio di una evasione fiscale diffusa e di una zona di lavoro sommerso altrettanto larga, per via in particolare della diffusione dei prepensionamenti. Non è un segreto che già negli scorsi anni le stime degli addetti ai lavori indicassero nel 18% la quota si economia sommersa targato Livorno. E sembra già una percentuale fin troppo ridotta...
Bisognerebbe comunque aggiunge che se il 45,4% di dichiarazioni dei redditi a Livorno città sta sotto il limite dei 20mila euro, nel resto della provincia gli imponibili Irpef bassi sono ancor più diffusi: per accorgersene è sufficiente volgere lo sguardo a Collesalvetti, dove arrivano al 49,5% o a Rosignano dove risultano d’un soffio sotto la soglia del 50%. È questo un limite che viene superato a Piombino (50,2%). Ma anche in realtà di ceto medio commerciale come Cecina (52,3%) e, nell’isola d’Elba, pure Portoferraio (quasi al 56%).
Nel resto della nostra Toscana troviamo un po’ tutte le situazioni: e quella di Livorno (45,4%) finisce per essere nel bel mezzo. Ad esempio, a Firenze le dichiarazioni sotto i 20mila euro sono il 43,2% del totale e a Pisa il 42,1% ma a Lucca toccano il 46,6% e a Massa superano il 52%.
Mauro Zucchelli
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