Gioco
«Non nascerà un altro garage il Kino Dessé resterà un cinema»
Anna Razzaguta, proprietaria del Gragnani, smorza le avances che stanno già arrivando alla sua porta «Chi pensa che voglia svendere si sbaglia, rabbrividisco all’idea che quell’immobile diventi altro»
LIVORNO. Garage, banche, appartamenti, librerie, megastore, ristoranti e centri commerciali, ma anche booling e piscine. Come tanti “fu Mattia Pascal”, i cinema livornesi hanno perso uno ad uno la loro identità e si sono trasformati in qualcosa di diverso, specchio di un’epoca che non c’è più e di una società che ha rivoluzionato pure il tempo libero.
Odeon, Moderno, Metropolitan, Lazzeri, Jolly, Sorgenti, San Marco. Qualcuno, come il Grande, è rimasto uno scatolone vuoto in attesa di una soluzione. Di un’offerta. Di un cambio di destinazione. Gli altri sono morti, tutti nella lista degli ex, dei fu. Con la Gran Guardia che rappresenta un caso a parte, metà tornata cinema, ma metà, la metà storica affacciata sui portici, diventata negozio.
L’ultimo a resistere in questa sorta di darwiniana selezione naturale era rimasto l’Arlecchino di via dell’Angiolo, classe 1927, in origine Novocine, a cavallo col nuovo secolo ribattezzato Gragnani in onore al suo fondatore Corrado - fratello del leggendario Cesare -, e negli anni Duemila diventato Kino Dessé.
Paradossalmente la sua vita aveva seguito il percorso inverso rispetto ai fratelli deceduti in centro, trasformato negli anni Ottanta in palestra, e poi risorto proprio mentre tutti gli altri chiudevano. Era il 1998.
La sfida è durata 15 anni e due gestioni, prima Michele Moscillo, poi Serafino Fasulo e Raffaello Gaimari. Ora che la mannaia della modernità ha tagliato la testa anche al Kino, o meglio ai suoi ultimi gestori, l’interrogativo che si apre su quella sala a due passi dalla principale arteria cittadina, volumetria e posizione ghiottissime per chi abbia voglia di investire in centro, riguarda il suo futuro. Che ne sarà dell’ultimo Mattia Pascal del centro?
«Il mio sogno è che rimanga un cinema. Non so come, visto che nella vita serve obiettività e il momento è obiettivamente molto difficile», dice Anna Razzaguta, proprietaria dell’immobile, medaglia d’oro del cinema, nipote di Corrado Gragnani.
Razzaguta glissa con stile sulle diatribe aperte con i gestori legate all’affitto: «C’è una causa giudiziaria in corso, io ho dato lo sfratto ai due gestori ma è corretto nei confronti del giudice attendere le sue decisioni finali che dovrebbero arrivare a febbraio, anche se non posso non ricordare che il tribunale nei mesi scorsi ha già provveduto ad emettere un decreto ingiuntivo», dice.
Sul futuro del cinema però la signora Razzaguta non ha dubbi: «Se qualcuno pensa che venda, anzi che svenda se lo scordi - dice, combattiva dall’alto dei suoi 77 anni -. Qui non ci verrà un garage come è successo col Moderno (di cui Razzaguta era comproprietaria, ndr). Qualcuno ha già provato a chiedermi di vendere ma si è preso un bel no. Alla mia età ormai, e dopo aver tanto viaggiato, conosco il mondo e i miei polli. Ho già svenduto la mia parte del Moderno e garantisco che non accadrà la stessa cosa per il Gragnani. Rabbrividisco al pensiero di vedere il mio cinema trasformato in qualcos’altro, per me e per la memoria di mio nonno. Non so come ma il mio sogno è che lì continui ad esistere un cinema, che possa esser frequentato dai livornesi e anche dalla sottoscritta».
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