Il Tirreno

Livorno

La sfida dell’ex Aurora il cantiere delle idee che non chiude mai

di Cristiana Grasso ; di Cristiana Grasso
La sfida dell’ex Aurora il cantiere delle idee che non chiude mai

Pub, libreria, teatro, grande schermo, arredamento vintage Così la vecchia e storica sala ha continuato a vivere

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di Cristiana Grasso

LIVORNO

Comodi divani e poltrone vintage recuperati da casa, tavolini dell’Ikea, gli arredi di un pub irlandese, le irrinunciabili sedie del vecchio cinema, la libreria, un bancone dove si servono birre ma anche tè inglese e il cocktail cult della casa, il “Comunardo”. Poi il palcoscenico, il proiettore storico, le moviole e le impalcature che diventano arredo e simbolo, perché qui situazioni e location sono in continua trasformazione, work in progress, ogni giorno si cambia. Ex Cinema Aurora, ossia là dove c’era la sala di viale Ippolito Nievo ora c’è un locale dove si fa musica, teatro, danza, dove si proietteranno film a tema con tanto di cena abbinata, dove si vendono e prestano libri. E naturalmente dove ci si incontra, per assistere agli spettacoli, ai reading e alle lezioni di tango ma anche per chiacchierare. Ci sono ragazzi ed ex ragazzi, perché, come spiega Giacomo Del Gamba, uno dei fondatori del collettivo che cinque anni fa ha preso in mano questi locali di proprietà del Dopo Lavoro Ferroviario, «questo è un luogo di aggregazione trans-generazionale, aperto alle proposte di tutti, uno spazio dove si fa cultura...».

Giacomo, insieme a un gruppo di amici, ha insomma salvato quello che fu un cinema, anche abbastanza frequentato e di qualità, dal destino che sta toccando in sorte alla maggior parte delle tante sale della città: o parcheggio o megastore, o condominio o centro commerciale. Un esempio per il futuro del Kino Dessé, che ha appena lasciato i suoi abituée orfani di coraggiose serate di cinema di qualità? «In effetti il Kino Dessé è anche più piccolo e questo favorirebbe la creazione di un ambiente dove vivere e fare cultura... Ma certo a questo punto bisognerebbe anche interrogarsi una volta per tutte su cosa sia la cultura a Livorno e a chi stia a cuore...».

Loro comunque vanno avanti per la loro strada e con sempre più entusiasmo. Il collettivo “Ex cinema Aurora” e anche il Dopo Lavoro Ferriviario: insieme infatti qui si lavora alla programmazione, ma non ci si tira certo indietro se c’è da risistemare gli allestimenti o da preparare il palco.

A metterci il cuore è per esempio Valentina Pozzi. «Di giorno sono capotreno, la sera faccio “volontariato” per far sì, insieme al collettivo, che l’ex Aurora proponga spettacoli e iniziative stimolanti. Il teatro per esempio è la mia passione e il 21 gennaio, aspettando il Giorno della Memoria, andrà in scena “Le rose di Jürgen di Giacomo Fanfani, della compagnia Con-Fusione, uno spettacolo che ha anche vinto molti premi». Da poco si è invece conclusa la rassegna FolkAurora, seguitisima da un pubblico di tutte le età. E tra un concerto e uno spettacolo ancora caffè letterari, lezioni di tango. Mentre almeno per ora la discoteca, cavallo di battaglia di passate stagioni, è stata messa da parte.

Ma com’è che da quello che restava del cinema, soprattutto un ammasso di rifiuti, è potuto nascere “l’Ex”, un circolo indipendente al quale tutti possono iscriversi? «Era il 2009 e ci venne in mente di chiedere al Dopo Lavoro di poter utilizzare la sala il 31 dicembre - ricorda Giacomo - In cambio dovemmo pulire la struttura da cima a fondo, dato che era impraticabile dalla sporcizia accumulatasi in anni di chiusura. Riuscimmo nell'intento e la sera del 31 dicembre 2009 aprì il locale solo per gli amici, con un tavolone di legno come bar ed uno stereo come consolle...alla mezzanotte erano più di 350 persone...e così la sera dopo e quella dopo ancora».

A quel punto i ragazzi decisero di chiudere, prendere ufficialmente in affitto il locale, rimodernarlo e ristrutturarlo come disco-pub (tutto autotassandosi, chi non aveva possibilità economiche c'ha messo il sudore e la fatica).

«Così-raccontano ora - l'Ex-Cinema Aurora si è salvato dall'essere trasformato in un supermercato od in un parcheggio, e dopo due anni di attività, unicamente con la forza, il denaro e l'impegno delle persone che ne fanno parte, e piano piano è diventato quello che è adesso».

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