Il Tirreno

Livorno

«Grazie Kino Dessé ma senza incassi si va poco lontani»

Stasera alle 20.30 l’ultima proiezione in via dell’Angiolo Decine di reazioni sul Tirreno.it alla chiusura del cinema

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LIVORNO. Ora che la chiusura del Kino-Dessé, per quanto sussurrata da tempo, ha assunto i toni dell’ufficialità, sembra che la città sia svegliata d’improvviso e abbia trovato la voglia di discutere della crisi del cinema, del teatro e della sua quotidianità culturale. Ieri l’intervista del Tirreno a Serafino Fasulo, uno dei due soci del Kino, è stata rilanciata per un migliaio di volte sui social network raccogliendo decine e decine di commenti di semplici lettori e addetti ai lavori. Con opinioni divergenti ma per la maggiorparte incentrate su due concette. Uno: una parte di Livorno sente ancora il bisogno di spazi dove si possa vivere la cultura in maniera per certi versi alternativi come lo è stato per un decennio intero il Kino Dessé. Due: senza pubblico in sala, era inevitabile una fine del genere.

«Dal gesto eclatante dei ragazzi dell'Ex Caserma Occupata, che hanno denunciato l'ennesimo scempio di una parte importante della cultura cittadina, siamo passati praticamente in contemporanea all'annuncio della chiusura del Cinema Kino-Dessé, della quale si stava parlando già da diversi mesi - scrive Marco Sisi -. Serafino Fasulo e Raffaello Gaimari hanno svolto in questi ultimi dieci anni un lavoro grandioso, che però non è stato supportato dal pubblico. E, senza incassi, non si va da nessuna parte. Ora, per favore, tutti voi che avete preferito (non è per criminalizzare questa o quella struttura, monosala o multiplex) andare a vedere film altrove, oppure chiudervi in casa o in camera davanti a uno schermo, forse con un film scaricato o comprato per pochi euro dal senegalese in piazza, ecco, tutti voi, risparmiateci le lacrime di coccodrillo. Si poteva fare di più».

«La chiusura di un’ulteriore sala cinematografica è un impoverimento non solo culturale ma anche sociale di questa città - aggiunge Massimo Ghilarducci -. E dato che di povertà culturale e sociale ce n’è già troppa , questo ulteriore passo indietro fa male e non solo a chi ama il cinema! La beceraggine tremontiana, che con la cultura non si mangia, purtroppo ha fatto breccia in molte amministrazioni locali».

Aggiunge Manola Frediani: «Dispiaciuta e sorpresa della notizia della chiusura imminente del Kino, che ha sempre offerto ottime pellicole e non solo, permettendo di fruire della visione in diretta dei melodrammi dai più grandi teatri del mondo».

C’è anche chi invece il dito lo punta sui gestori e ne fa una questione di programmazione: «Prima di piangere sul latte versato e puntare il dito contro gli immaginari nemici dico al novello Don Chisciotte: “Ma non si rende conto che la programmazione dei "Soliti ignoti", "Cafè express", sia ormai trita e ritrita e vista e rivista non solo nelle sale cinematografiche ma, sopratutto in tutte le reti private e pubbliche italiane?», commenta Sergio Pagari. A cui risponde Lopo: «Prima di criticare sarebbe bene informarsi: la programmazione di questo ultimo mese, fatta di grandi classici della commedia italiana, è stata una scelta di ripiego dovuta al fatto che la distribuzione regionale non forniva più i film di prima visione, proprio nel periodo natalizio che è di maggiore incasso. I gestori non pretendevano certo di sopravvivere con "I soliti ignoti" o "L'armata Brancaleone", ma intendevano dare un segnale alla cittadinanza, che essa non ha raccolto: non tanto non venendo a vedere quei film (cosa comprensibile) quanto manifestando in un qualsiasi modo l'interesse a che una struttura del genere, che svolge anche una sorta di servizio pubblico, rimanesse in vita».

(g.c.)

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