Gioco
Folla in Santa Lucia per l’ultimo abbraccio a Silvano Brandani
Addio nel segno della semplicità a un grande imprenditore che aveva costruito un impero internazionale della logistica
LIVORNO. C'era tutto il mondo del porto ieri mattina alla parrocchia di Banditella per dare l'ultimo abbraccio a Silvano Brandani, che si è spento a 74 anni nel giorno di Santo Stefano per un improvviso malore che lo ha stroncato mentre era nella sua abitazione di Antignano con i familiari.
Non c'erano i politici ma la gente delle banchine sì: la “sua” gente, che negli anni aveva imparato a stimare i modi di quest'imprenditore di origini e parlata fiorentine che si era impegnato a fondo perché avesse ricadute positive anche sul porto della città dove aveva scelto di vivere – Livorno – l'impetuoso sviluppo della Savino Del Bene spa, il gigante della logistica del quale era vicepresidente vicario e che insieme a Paolo Nocentini in più di trent'anni aveva trasformato in una multinazionale a forte radicamento fra Firenze e Livorno.
Nocentini, il socio in affari e nell'avventura della Savino Del Bene, era anche lui ieri a rendere omaggio a Brandani nella chiesa di Santa Lucia che, per quanto capiente possa essere, non ce l'ha fatta a contenere la folla.
C'erano i dipendenti delle tante sedi del gruppo (che conta oltre 2.700 dipendenti sparsi in 130 uffici dislocati un po' dappertutto sul pianeta). C'erano i colleghi spedizionieri come Gloria Dari, Giorgio Zingoni, Nicola Di Batte e Roberto Alberti della Spedimar, l'organizzazione di categoria che lo aveva visto impegnato da anni nel consiglio direttivo. C’erano i rappresentanti di tante altre società con cui la Savino Del Bene ha intrecciato rapporti d’affari. C'era Nereo Marcucci, numero uno di Confetra, l'associazione nazionale che raggruppa oltre 30mila imprese di tutta la galassia del trasporto. C’erano imprenditori come Nino Caponi e uomini di porto come Angelo Roma, che negli anni di Zim ha collaborato a lungo con Brandani. C'era un gran numero di agenti marittimi. C'erano i portuali con Enzo Raugei. Tutti d’accordo a sottolineare che con Silvano Brandani se ne va uno dei principali protagonisti della scena imprenditoriale marittimo-portuale non solo livornese.
L’elencazione dei presenti potrebbe continuare chissà quanto: va detto, insomma, che la portualità – e non soltanto quella con targa livornese – non voleva mancare nel giorno dell'addio a quest'uomo tanto garbato e cordiale nei modi quanto schivo e poco incline alla prosopopea o alle luci della ribalta personalistica.
È la cifra di uno stile che la figlia Claudia, con parole commosse e veritiere, ha descritto durante il rito funebre celebrato dal parroco don Piotr Kownacki. È stata lei a disegnare con efficacia la parabola esistenziale di questo big dell'imprenditoria che era prima di tutto un uomo e un padre.
Anche nella liturgia che lo ha accompagnato nell’ultimo viaggio, il settantaquattrenne imprenditore livornese ha conservato l’identikit di sempre: sobrietà e semplicità, nonostante si stia parlando di uno dei più grossi imprenditori livornesi, la cui importanza va ben al di là dei confini della pura dimensione locale.
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