Il Tirreno

Livorno

Occupato l’ex cinema Jolly «No alla galleria di negozi»

di Federico Lazzotti
Occupato l’ex cinema Jolly «No alla galleria di negozi»

Alle 8 sono entrati nell’edificio di via Michon e hanno appeso uno striscione Dopo una lunga trattativa, è arrivato l’ok della proprietà per restare una notte

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LIVORNO. Un giorno e una notte all’ex cinema Jolly (teatro Margherita) per denunciare «l’ennesima speculazione commerciale nella nostra città con la realizzazione di una galleria di negozi in via Michon».

Il collettivo dell’Ex caserma occupata, dopo la protesta davanti all’Asa avvenuta la vigilia di Natale per l’interruzione del servizio idrico in via Firenze, ieri mattina intorno alle 8 si è dato appuntamento di fronte all’ex sala a luci rosse a due passi da piazza Cavour per una protesta simbolica.

«Abbiamo saputo che senza alcuna comunicazione alla cittadinanza nelle sale liberty di questo immobile sono iniziati i lavori per la realizzazione di una sorta di centro commerciale. Ecco perché siamo qui».

In effetti all’interno del teatro, al momento in cui alcuni antagonisti sono entrati, c’erano diversi operai che stavano lavorando. «L’intervento durerà due anni», confermano i responsabili del progetto.

Sulla facciata del teatro, chiuso da un anno, è stato appeso uno striscione con la scritta “Cinema Margherita occupato”, a firma dell'Ex caserma.

È iniziata da questo gesto «dimostrativo» (ma tecnicamente fuori legge ndr) una lunga trattativa che ha coinvolto un rappresentate della proprietà (banca Mps) e alcuni membri del Collettivo, con la mediazione della polizia.

Inizialmente il piano degli occupanti era quello di trascorrere nell’ex teatro tutto il fine settimana per organizzare incontri e presentare il nuovo portale del gruppo.

Ma con il passare dei minuti, l’aumento delle forze dell’ordine nella zona e il rischio di arrivare ad uno scontro, la posizione si è ammorbidita. «Se ci lasciate entrare - hanno detto -resteremo solo per una notte e domani riavrete l’immobile meglio di come ce lo avete lasciato».

Sono seguite diverse telefonate tra il rappresentante della banca e la proprietà. «Per dare il via libera - ha ripetuto il questore vicario Paolo Rossi - serve che ci firmi una sorte di liberatoria».

Intorno a mezzogiorno è arrivato l’ok definitivo e la trattativa si è chiusa. «La proprietà si è impegnata a non sporgere denuncia - spiegano dalla Questura - dunque non si tratta di un’occupazione ma di una sorta di comodato d’suo. Per il momento dunque, non si configura nessuna ipotesi di reato».

Quando sono state aperte le porte laterali del teatro, è apparsa la sala dove fino ad un anno fa continuava la programmazione: i sedili tra il verde e il blu ammassati in fondo alla platea, i soffitti bianchi e rosa stuccati e il telone ancora montato. Tra 24 mesi saranno solo un ricordo, al loro posto dovrebbero sorgere vetrine e luci. «Speriamo almeno che in questo modo, qualcuno metta la macchina al parcheggio dell’Odeon», spiega un ragazzo allontanandosi.

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