Sicurezza
«Authority da trasformare in Spa»
Gallanti si allea con Genova, Venezia e Trieste. In rotta di collisione con Filippi e la “riformina” del Senato
LIVORNO. Adesso non sono più soltanto resoconti di giornale o mezze dichiarazioni in tv sulla riforma dei porti sbandierata dal ministro Lupi: c’è una lettera ufficiale nero su bianco in cui si chiede di mettere la riforma all’ordine del giorno nei prossimi incontri di Assoporti, l’organizzazione che raggruppa le Autorità Portuali. A chiederlo sono i numeri uno di quattro porti: a cominciare da Giuliano Gallanti (Livorno) insieme a Luigi Merlo (Genova) e Paolo Costa (Venezia), ai quali ora si è aggiunta Marina Monassi (Trieste).
È il duello fra due impostazioni: da un lato, la “riformi- na” in gestazione al Senato per cercare di aggiustare gli aspetti che negli anni hanno mostrato un funzionamento problematico negli ingranaggi della legge 84/94 che quasi vent’anni fa rivoluzionò i porti; dall’altro, la “riformona” propugnata dal ministro Lupi (ma senza trasformarla in un atto), che punta a modificare radicalmente l’identikit delle Autorità portuali, tagliandone due su tre e ampliando il raggio di azione non solo ai porti ma anche agli interporti e all’intera catena logistica.
Quasi uno scontro frontale all’interno della portualità: con forti contestazioni anti-Lupi soprattutto dalle Autorità Portuali che temono di esser tagliate. Ma – anche se, a dire il vero, nessuno si sbraccia in dichiarazioni bellicose contro l’altro – il duello riguarda in particolare noi livornesi: favorevole alla “riformona” il presidente dell’Authority Gallanti; impegnato nella “riformina” come relatore e primo firmatario il senatore livornese Pd Marco Filippi.
Erano bastate le indiscrezioni a botta calda a far incendiare il dibattito: anche perché da Genova era filtrata la fanta-ipotesi di accorpare Livorno con La Spezia sotto un’unica Authority. Con due conseguenze: 1) difficile immaginare che gli spezzini avrebbero accettato di finire sotto Livorno; 2) sette dei primi dieci porti sono nell’Alto Tirreno e nell’Alto Adriatico, in una striscia di costa che vale meno del 9% del totale nazionale eppure concentra il 48% dei traffici container e quasi la metà anche della movimentazione complessiva di merci sulle banchine.
Sta di fatto che Gallanti non molla. Lo ripete anche al Tirreno: «Bisogna aver ben chiara una cosa: le Autorità Portuali così come sono adesso non hanno un gran futuro. È indispensabile dare una scossa che faccia partire la discussione, altrimenti se restiamo qui a guardarci negli occhi ci dondanniamo a un declino sicuramente inesorabile e non so quanto veloce».
Il fronte dei quattro presidenti di Autorità Portuali è parecchio trasversale come identità politiche e usa forse anche sottolineature differenti. Ad esempio, più che l’aggregazione territoriale sembra che a Gallanti prema una svolta nella natura giuridica degli organismi chiamati a governare i porti: «Come enti pubblici siamo pachidermi, – dice il presidente dell’istituzione portuale livornese – impossibile muoverci con la velocità necessaria. Ben venga, dunque, la trasformazione in società per azioni: sia chiaro, non è vero che questo equivalga a mettersi in mano ai privati. Sono cose che per anni ho ripetuto in solitudine: l’elaborazione è quella di un pool di studiosi di Anversa come Notteboom, ne ho parlato inascoltato fin da quando ero alla guida di Espo, l’organizzazione delle Autorità europee. È sufficiente guardare un po’ agli esempi dei grandi porti nordeuropei: l’azionariato è in mano ai municipi, alla Regione e allo Stato in percentuali variabilissime».
Anziché muoversi nella logica dei protocolli d’intesa, – è questo l’argomentare di Gallanti – agiscono come una società per azioni e, per dirne una, Rotterdam sta costruendo un network di porti mediante partecipazioni azionarie in Brasile o nel Golfo. Aggiungendo poi: «Gli altri corrono e noi affrontiamo la competizione internazionale ancora con la vecchia idea dell’ente pubblico. Oltretutto con pochi soldi. Quanto possiamo pensare di resistere in una trincea così?».
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