Il Tirreno

Livorno

Addio Kino Dessé, chiude un’altra sala

di Giulio Corsi
Addio Kino Dessé, chiude un’altra sala

Domani l’ultima proiezione. I gestori: «Poco pubblico, ma il monopolio del Goldoni e l’indifferenza del Comune ci hanno ucciso»

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LIVORNO. Addio Kino Dessé. Sei mesi dopo il Grande, la città saluta un altro cinema. Domani nella sala di via dell’Angiolo verrà proiettato l’ultimo film. Poi attorno alle 23 quando i titoli di coda dei “Vitelloni” sfumeranno dal grande schermo, le luci si riaccenderanno per l’ultima volta sulle poltroncine sfalsate in velluto bordeaux che negli ultimi dieci anni hanno accolto quella fetta di città assetata, appassionata o semplicemente incuriosita da pellicole sperimentali, impegnate socialmente o provenienti da premi e festival internazionali. E calerà la parola fine sulla storia recente dell’ex Gragnani.

Serafino Fasulo e Raffaello Gaimari, gli storici gestori che nel 2003 lanciarono questa sfida a Livorno, hanno deciso di chiudere il cerchio con lo stesso omaggio a Federico Fellini con cui iniziarono l’avventura il 3 novembre 2003 ribattezzando il Gragnani e trasformandolo in una «bottega», come la definisce lo stesso Fasulo, in cui arrivavi e parlavi di cinema con chi stava al banco o ti stava a fianco di posto, in cui le donne potevano venir da sole senza sentirsi a disagio, in cui il sapore, tutto quel sapore del grande schermo, innanzitutto culturale, di stimolo, di dibattito, sprizzava nel pubblico che ogni settimana si ritrovava lì per una serata diversa, un luogo però in cui anche migliaia di studenti, la mattina, hanno potuto vedere film e capire, discutere e confrontarsi.

Sfatiamo una leggenda: la concorrenza della multisala di Porta a Terra con la chiusura del Kino Dessé non c’entra nulla. Fasulo non la cita neanche mentre spiega - «dispiaciuto ma anche liberato» - i motivi che hanno convinto lui e il suo socio ad abbassare la saracinesca.

Non c’entra granchè neanche l’obbligo di legge di dotarsi di un proiettore digitale che sarà in vigore dal 2014, o quantomeno non è l’elemento determinante della scelta. Così come i recenti attriti con i proprietari della struttura relativi ai costi dell’affitto.

No: il problema è innanzitutto legato al botteghino, per essere più chiari alla risposta che la città, i livornesi, hanno dato, o meglio non dato. Da settembre a dicembre c’è stato un calo del 40% dei biglietti, sottolinea Fasulo. E nell’ultimo mese, quando annunciata su internet e anche sul giornale, ma senza gridare o implorare aiuto, è stata lanciata la rassegna “Commedia all’italiana”, «la risposta concreta è stata zero nonostante i 2000 sostegni sulla nostra pagina Facebook. Di quei 2000 “mi piace” non si è visto nessuno».

L’iniziativa di dicembre è stata una sorta di appello per capire quanto davvero il Kino avesse un pubblico. «Abbiamo capito che quel pubblico non c’è, non c’è più. E la scommessa coi giovani è andata persa, perché per vincerla servirebbe un lavoro corale della città, non può bastare il Kino Dessé».

E proprio alla città intesa come istituzioni, è rivolta invece la polemica, a tratti anche aspra, dei gestori dell’ex Gragnani. «Con quel milione e 600mila euro che ogni anno finiscono nelle casse del Goldoni si potrebbero far vivere dieci soggetti in maniera agevole, creare una programmazione quasi quotidiana, realizzare una situazione vivace se ben gestita».

«Purtroppo invece - continua il gestore del Kino - a Livorno capita che la concorrenza oltre al privato, siano le istituzioni a farla, coi soldi dei cittadini. D’altra parte pur di giustificare la vita del cetaceo Goldoni vi sono stati inseriti elementi dell’associazionismo culturale che prima gravitavano in altri spazi della città».

Il gestore dell’ex Gragnani riavvolge il nastro e torna anche su una storia recente: «Quattro anni fa quando investimmo 25mila euro per la parabola e il server digitale che ci hanno permesso di trasmettere le opere in diretta dai grandi teatri. Un mese dopo, Marco Bertini dichiarò che l’avrebbe fatto anche con i Quattro Mori. Rimanemmo di sale, tantopiù che era lo stesso soggetto che a noi aveva garantito che saremmo stati gli unici a proporre un’iniziativa del genere. Fu una cosa bieca davanti a cui un sindaco, un assessore avrebbero dovuto chiamare il direttore del Goldoni e chiederne conto. E invece ci fu indifferenza, come indifferenza c’è stata in quest’ultimo anno quando più volte ci siamo confrontati col Comune».

Sul tavolo del confronto un’altra questione di attualità: l’apertura della nuova Gran Guardia e l’affidamento della sua gestione a un gruppo fiorentino. «Ci eravamo proposti anche noi, con un’offerta che abbiamo ponderato per un anno e che non ci ha fatto dormire per molte notti - racconta Fasulo -. Da quel che sappiamo la nostra proposta è stata solo leggermente inferiore a quella dei nostri concorrenti. Non vogliamo entrare nel merito della scelta, anche se se ne potrebbe discutere. Però ci limitiamo a sottolineare che dentro a quel gruppo fiorentino c’è l’agenzia di distribuzione cinematografica “Giglio”, ormai monopolista in Toscana. Ciò significa che saremmo stati penalizzati e non avremmo avuto i film più interessanti. Un timore che già negli ultimi giorni è diventato realtà, visto che non ci sono stati dati film liberi che avevamo chiesto, convincendoci ulteriormente che non potevamo andare avanti».

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