Il Tirreno

Livorno

La replica dei parenti «A bordo si aspetta ancora Babbo Natale»

La replica dei parenti «A bordo si aspetta ancora Babbo Natale»

L’associazione 140 ha scritto una lettera al Guardasigilli «Le auguriamo di trovare la voglia di cercare la verità»

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LIVORNO. Una lettera di auguri per invitare il ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri affinché «Babbo Natale le porti tanta voglia di occuparsi della vicenda Moby Prince».

L'ha scritta l'associazione Moby Prince 140, che raccoglie numerosi familiari delle vittime della tragedia del traghetto della Navarma, avvenuta la notte del 10 aprile 1991, dopo la collisione con la petroliera Agip Abruzzo nella rada davanti all porto di Livorno.

Nella lettera i familiari ricordano al ministro, all’indomani della risposta all’interrogazione parlamentare che chiedeva un supplemento d’inchiesta su quanto accaduto e sulle cause - «che buona parte delle persone a bordo erano nel posto di riunione in attesa che qualcuno, un Babbo Natale, arrivasse a soccorrerli».

Un’allusione, nemmeno troppo velata, ad uno dei punti chiave dell’inchiesta, quella che riguarda i ritardi da parte della Capitaneria di individuare nel Moby Prince la seconda nave coinvolta nella tragedia e dunque di ritardare l’arrivo dei soccorsi che secondo l’associazione avrebbero potuto salvare un numero maggiore di passeggeri rispetto al solo superstite scampato alla tragedia.

«Penso - scrive Luchino Chessa, presidente dell'associazione e uno dei figli del comandante del traghetto - ai bambini disperati, alle mamme che li proteggevano, ai papà che cercavano di trovare una soluzione. Penso a mio papà morto bruciato sotto al ponte di comando, alla mia mamma che ha aspettato ore nel salone di riunione, mentre intorno il calore delle fiamme diventava intollerabile».

Chessa sottolinea anche che i familiari hanno «subito anni di frustrazione da parte di una giustizia che non è riuscita a dare una spiegazione alla strage, e che non ha avuto la capacità, la forza e forse anche la volontà di andare oltre le conclusioni elementari dei tecnici d'ufficio, utili a chiudere il caso con l'allucinante storia della nebbia e dell'alta velocità del traghetto». Non sono bastate, infatti, due inchieste penali a far emergere elementi tali da trovare altre cause all’incidente che non fossero la «nebbia e l’errore umano»

«Le ricordo - conclude Chessa - che aspettiamo ancora un Babbo Natale che faccia veramente giustizia dei nostri 140 familiari morti e sappia andare oltre logiche politiche, lobby, rapporti tra Stati, che abbia la forza di tutelare i cittadini del nostro Paese. Tanti auguri a lei, ai suoi colleghi ministri, al Presidente Letta e al Presidente Napolitano, auguri amari e tristi, con la sensazione ancora una volta di sentirci soli a combattere con logiche più grandi di noi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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