Gioco
È Natale, basta credere alle assurdità
Buon Natale, intanto. Lo auguro a tutti, anche se non sono credente e non ho il dono della fede. Lo dico come uno per cui Dio è semmai una specie di rimpianto. Quello per l'idea di un Essere così alto e perfetto da riempire con la sua presenza un vuoto che è stato riempito da milioni di cose minuscole, dispensabili, inutili e spesso orrende.
Da quando tanta gente, come me, non crede più in Dio si è cominciato infatti a credere fermamente in cose così assurde che, al confronto, l'idea di un Dio che sacrifica se stesso su una croce per amore degli uomini, diventa perfettamente logica e sensata.
Pensate alle cose in cui crediamo adesso. Molti ad esempio credono che una parte infinitesimale di un animaletto fantastico che non è mai esistito, se non negli occhi di un bischero che non sapeva preparare le provette e a cui il suddetto bischero dette il nome, tanto pretenzioso quanto ridicolo, di 'oscillococcinum', faccia passare l'influenza e il raffreddore. Altri credono che mettendo una pallina di gomma nella lavatrice i panni vengano fuori puliti. Altri credono che un tempo il Tibet fosse una società perfetta retta da dei buonissimi monaci buddisti che avevano edificato il paradiso in terra. Altri ancora credono al grande complotto delle scie chimiche. O credono nei forconi.
Moltissimi amanti del biologico, invece, credono che prima dell'avvento delle nuove tecniche agricole i contadini fossero felicissimi di alzarsi la mattina alle tre e mezza e di tirare avanti tutto il giorno con una minestrina, spaccandosi la schiena sotto il sole in perfetta armonia con la Natura benigna. Pochi, ma non pochissimi, credono invece che i vaccini siano solo una truffa delle case farmaceutiche (ah, signora mia, quelle belle epidemie di vaiolo di una volta…). Moltissimi, incapaci di realizzare con quotidiana decenza progetti razionali, hanno creduto nei miracoli italiani. Moltissimi altri, in apparenza avversi a questi, ma in realtà affetti dallo stesso male, hanno creduto nelle manette e nella galera come panacea di tutti i mali. Eccetera eccetera: la lista delle assurdità in cui abbiamo creduto fermamente in questi ultimi anni sembra non avere fine.
Io da giovane credevo nel Partito Comunista e in Berlinguer. Poi Berlinguer morì e, quanto al comunismo, cominciai a pensare che l'umanità, a partire proprio da me, fosse un legno così storto che non poteva essere raddrizzato da nessuna utopia. Adesso non credo più a niente. Forse solo nella benevolenza umana. In quella cosa che ti porta a sorridere quando incontri qualcuno per strada. Quella cosa che ti fa porgere la mano per incontrare la mano dell'altro. L'istinto sociale, insomma. La consapevolezza di non essere nati per stare da soli. Con o senza Dio, appunto, ma non da soli. Chi come me è rimasto senza Dio, però, cerchi almeno di evitare i surrogati: le imitazioni sono tutte peggiori dell'originale.
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