Gioco
Ma sul suo futuro non lascia trapelare nulla
«Per me la politica è passione, ho sempre lavorato fino alla mia elezione a primo cittadino»
LIVORNO. Terminato l’intervento del sindaco, dalla platea radunata nella sala cerimonie del Comune sono partite le domande. Eccone alcune.
Sindaco Cosimi, cosa le resta di questa esperienza?
«Intanto un grandissimo onore. Fare il primo cittadino in questa città, sedere nel posto che è stato dei sindaci che tutti conoscete, è stato un onore. Ne cito solo uno, quel "Marco" Badaloni al quale sono stato molto legato, essendo da lui considerato uno suo "bimbo". Ricordo la sua passione per lo studio e la conoscenza. Per il resto, penso spesso alle cose che ho fatto e a quelle che avrei potuto fare diversamente. Parto, però, da un punto: ho avuto una grandissima fortuna. Per me la politica non è una professione, ma una passione. Di più: una passione di ritorno. Fino al 2004 ho sempre lavorato, tanto da portare avanti la campagna elettorale con le mie ferie. Anche prima, quando ero segretario della federazione dei Ds, sono sempre rimasto a lavorare. Ho svolto quel ruolo di segretario senza prendere una lira di rimborso o di stipendio, così come ho fatto il sindaco dando i soldi al mio partito. Lo sottolineo alla luce delle ultime polemiche. Io chiedo solo una cosa, anche al mio segretario: che ci sia una regola al riguardo, e che su questa si facciano dei confronti. Io ho agito in questo modo, perciò sono tranquillo».
L'ultimo riferimento rappresenta una critica ai rimborsi degli attuali segretari?
«Assolutamente no. Non ho nessuna caratura per dare la pagella a qualcuno. Io parlo di me. Questo è stato il mio percorso, e sul mio percorso parametro cosa penso. Le altre questioni non le so e non do alcun tipo di giudizio. Lo ripeto, per me la politica è una passione, non una professione. Ed è anche il rispetto delle regole. Questa è stata una grande esperienza amministrativa, durante la quale il percorso dell'Anci mi ha permesso di imparare tantissime cose».
Cosa farà Alessandro Cosimi "da grande"?
«Prima di tutto manterrò un sereno distacco. Mi servirà tempo per metabolizzare il fatto di non essere più il sindaco di Livorno. Non sarà facile. Intanto, però, colgo l'occasione per ringraziare tutte le persone e i collaboratori che mi sono stati accanto, e che davvero mi hanno sopportato. A partire dagli assessori seduti accanto a me. E non dimentico la mia famiglia, senza la quale non avrei potuto fare quello che ho fatto. In futuro spero di avere un po' più di tempo proprio per i miei cari».
Il rimpianto maggiore?
«È molto semplice: se dal 2008 non ci fosse stata la crisi, avremmo potuto fare una serie di cose completamente diverse. Avremmo potuto spingere di più nella direzione di modernità della città. Spingere di più sul cambiamento. Invece non è stato possibile. Anzi, è stato molto difficile andare da persone che non riescono a mettere insieme un pranzo con una cena e dire loro che, per il proprio bene, devono stare peggio per due o tre anni, senza però una prospettiva certa. Accanto a questo c'è anche la componente personale, forse di scarsa capacità, o forse di una visione per certi versi legata a quei valori tradizionali che possono rappresentare un livello di freno. Certo è che senza la crisi avremmo quantomeno provato a fare una serie di cose. Vi basti pensare questo: nel giugno 2014 scadrà il Patto di stabilità. Se non sarà rinnovato, grazie al bilancio che abbiamo, questo Comune potrà permettersi 60 milioni di euro di indebitamento a mutuo, da investire sulla città. Se il Patto non sarà eliminato, ma ridotto al 50%, saranno comunque 30 milioni. Noi non abbiamo potuto spendere queste risorse, ma abbiamo tarato il bilancio in modo che la città possa cogliere l'opportunità nel caso in cui questa si presenti».
Giorgio Carlini
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