Il Tirreno

Livorno

Con la Scuola dei mestieri alt al disagio degli over 40

Con la Scuola dei mestieri alt al disagio degli over 40

Si allargano le nuove povertà e la Caritas crea alle Sorgenti un polo d’intervento Il vescovo: «Costruito in pochi mesi, segno che è possibile dare risposte veloci»

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LIVORNO. «Il primo marzo la posa della prima pietra, agli inizi di maggio la convenzione, prima di Natale l’inaugurazione». Il geometra Stefano Caturegli, direttore dei lavori e progettista in tandem con Arianna Pacini, indica le date-clou della maratona che ha consentito all’impresa Macchia insieme alle ditte Termocasa e Elettroimpianti di mettere nelle mani del vescovo ieri mattina le forbici per il taglio del nastro del nuovo centro Caritas in via Donnini 165.

Insomma, nel giro di neppure un anno («alla vigilia del Natale dello scorso anno eravamo qui a parlare solo di budget, non avevamo messo neanche un mattone») l’idea si è trasformata in realtà. Quanto basta per dare il destro al vescovo Simone Giusti per una sferzata: «Tutto questo vuol dire che le cose si possono concretizzare velocemente». Lo dice chiamando «anche le autorità pubbliche come il Comune e l’Asl» a condividere i meriti («hanno fatto in pieno il loro lavoro su autorizzazioni e controlli, l’hanno fatto senza pigrizie burocratiche»). Una galoppata ben raffigurata nella video-story firmata da Riccardo Repetti.

Ovvio però che il vescovo-architetto non voglia farne solo un esempio di rapidità amministrativa e celerità d’impresa.Con un budget di 950mila euro e il forte sostegno della Fondazione Livorno, è stato ristrutturato un fabbricato di proprietà della diocesi, l’ex casa mons. Piccioni. Per farne cosa? Soprattutto tre cose: 1) una “scuola dei mestieri”; 2) un centro di sostegno alla famiglia; 3) un luogo per dare accoglienza al disagio adulto.

Si chiama “Sorgenti di carità” in omaggio al nome del quartiere, come dicono suor Raffaella Spiezio e il diacono Enrico Sassano, che della Caritas sono l’una presidente e l’altro direttore. Il logo-simbolo è una geniale trovata del grafico Marco Masini: la mano che offre un po’ d’acqua (di Sorgenti) è al tempo stesso una colomba dello Spirito.

Basta guardare alle tre aree di intervento per intuire che gli occhi sono puntati soprattutto sulla fascia adulta di chi giovanissimo non è più: l’Osservatorio Caritas dice che al solo polo diocesano (senza contare cioè le parrocchie) si sono rivolte fino a fine novembre 2.984 persone, più della metà (53%) fra i 35 e i 55 anni, quasi due su tre sono donne.

La combattiva suor Spiezio dice chiaro che rifiuta un modello di Caritas in versione “cerotto” per rattoppare le ferite d’uno sviluppo sempre più diseguale: al contrario, chiede di aprirsi «alla costruzione di una speranza che parte solo una logica di cambiamento».

Ecco che la “scuola dei mestieri” in cui si proverà a aiutare soprattutto gli over 40 che spesso si vedono senza futuro dopo esser stati buttati fuori dall’apparato produttivo: un team di maestri artigiani insegnerà a costruirsi una professionalità nei piccoli lavori artigiani così da ritrovare la speranza (e la dignità) di un lavoro. Esempi? Cucina, sartoria, falegnameria, barberia, picocle manutenzioni, riparazioni bici e via enumerando.

Il centro ascolto diurno serve ad avere le antenne per intercettare il disagio sociale ma anche a formare i volontari che materialmente staranno in trincea per dare una mano nella quotidianità della vita. Ci sarà anche un polo di accoglienza con sei camere: sì, la possibilità di dormire. «Ma – tiene a puntualizzare suor Spiezio – dentro progetti di ripresa di autonomia in caso di legami spezzati: famiglie con un solo genitore, padri separati. In ogni caso non saremo un dormitorio».

«Mi auguro che presto questi servizi siano vuoti e questi spazi siano inutilizzati», è l’auspicio paradossale del vescovo Giusti. Lo dice per prendere la rincorsa e tornare a insistere con la politica perché, in vista delle elezioni, prenda di petto due emergenze: «Il lavoro a tutti e la casa a tutti. Non è accettabile che la gente dorma per strada. Possiamo farcela solo se siamo squadra. È solo così che, come gli amaranto di mister Nicola, possiamo pensare di essere città da serie A».

Mauro Zucchelli

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