Gioco
«Bisogna re-imparare ad aggiustare»
«Sono figlia di sarta e non sapevo né leggere né scrivere quando a tre anni, guardando mia madre, ho provato a smacchinare un po’». Angela Sportelli (nella foto) è una delle “maestre” artigiane che...
«Sono figlia di sarta e non sapevo né leggere né scrivere quando a tre anni, guardando mia madre, ho provato a smacchinare un po’». Angela Sportelli (nella foto) è una delle “maestre” artigiane che nella Scuola dei Mestieri messa in piedi dalla Caritas in via Donnini insegnerà a muoversi con ago, filo, forbici e bottoni.
In realtà, ha alle spalle una lunga attività come commerciante: «Ero rimasta nel settore perché avevo un negozio di abbigliamento, anche se va detto che i piccoli lavoretti come scorciare una manica o aggiustare la lunghezza di un pantalone li ho sempre fatti. Ma questa maledetta crisi si è portata via tutto: sono bastati gli ultimi 4-5 anni a inghiottire più di un trentennio di lavoro e sacrifici, ho dovuto chiudere. E allora ho messo quel che sapevo fare a servizio di questo progetto di volontariato».
Si capisce che un groppo di commozione le stringe la gola adesso che le parole la portano a rivivere quel che è stato: a cominciare dall’impossibile concorrenza («con i cinesi che ti vendono una gonna a 10 euro mentre per farla come si deve c’è bisogno di 30-40 euro di costo vivo della sarta»).
Ma proprio la crisi – spiega – sta cambiando le abitudini degli acquirenti: prima bastava che un vestito fosse appena passato di moda o avesse un qualche inconveniente, ed ecco che finiva nel sacco degli stracci o comunque non veniva più utilizzato. «Adesso no: sarà perché circolano meno soldi, sarà perché si ha più paura di spendere, fatto sta che anziché acquistare un capo nuovo si preferisce sfruttare di più quello vecchio. Poco importa se c’è da fare una qualche aggiustatina: anzi, c’è un boom delle richieste di aggiustature per rimettere a nuovo i vecchi vestiti».
Anche se sostituire una cerniera costa, anche se sistemare un buchino sul bel maglione di lana costa: «Ma magari bastano 20 euro di riparazioni per rendere riutilizzabile un capo d’abbigliamento che ne costa magari cento o duecento», dice. E non stiamo parlando di stime o di qualcosa sentito dire: «Lo vedo nel mio lavoro: la gente – afferma – non viene più a farsi un vestito ma è assai aumentata la richiesta di piccoli interventi per rimediare qualche guaio».
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