Gioco
Artigiani a un passo da ko Fatturato giù in picchiata
Perso in dodici mesi quasi il 14% degli affari, in Toscana solo Lucca peggio di noi Nei guai il settore-chiave dell’edilizia, per riparazioni e trasporti è una Caporetto
LIVORNO. Che tonfo, il fatturato delle imprese artigiane della nostra provincia: nella prima metà di quest'anno è precipitato giù di 14 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Poco meno di un record in Toscana, dove l'arretramento è complessivamente limitato all'un per cento. Peggio di noi solo la provincia di Lucca (meno 21,5%). Ed è sì una sorpresa ma non una coincidenza o un capriccio del destino: in realtà è l'intero triangolo Lucca-Pisa-Livorno a sprofondare, soprattutto per il tracollo dell'edilizia, mentre il resto della Toscana forse non brilla ma neppure se la cava malissimo.
È la fotografia che salta fuori dal rapporto congiunturale “Trend” sulle tendenze dell'economia artigiana che lo staff di Local-global ha realizzato per conto di Cna Toscana: una foto accurata, se è vero che si tratta di dati (ovviamente anonimi) di aziende artigiane concrete e reali amministrate dalle strutture di servizio della Cna labronica.
È una fetta dell'economia provinciale che, se nel 2012 valeva appena meno di 400 milioni annui di fatturato, nei primi sei mesi di quest’anno ne vale 165. Ne sono spariti quasi 30 rispetto ad appena dodici mesi prima: la metà della forbiciata riguarda l'edilizia, dove alla Caporetto nella nostra provincia (meno 17,3%) fa da contraltare l’espansione nel resto della Toscana (più 2,3%). Di più: da gennaio a giugno scorso il giro d’affari complessivo delle ditte edili artigiane della nostra provincia è arrivato a 73,9 milioni, figuratevi che nel semestre precedente era a un passo da quota 96 milioni.
Nell’economia artigiana della nostra provincia c’è però perfino qualche settore in cui la “febbre” è ancor più forte: tanto nei trasporti (un settore che vale 42 milioni di euro annui) quanto nelle riparazioni (che nel 2012 “pesa” 20 milioni) il flop è stato attorno al 20%, briciola più briciola meno. Cioè con un calo più che triplo rispetto a quel che è accaduto nelle altre zone della Toscana.
Dal quartier generale Cna sottolineano che il calo del settore metalmeccanico (meno 3,9%) «risente in maniera più diretta della congiuntura negativa generale, essendo le aziende locali principalmente conto-terziste», il patatrac del settore legno (meno17,1%) è da ritenere «strettamente connesso a quello dell'edilizia» e la flessione del settore alimentare (quasi dieci punti) è invece «collegata al calo dei consumi», che si ritrova anche nell’arretramento alla voce "servizi alle famiglie" (meno 7,6%).
Ma forse la cosa più preoccupante è il fatto che «in generale non sembra ci siano stati segnali di ripresa per l'artigianato livornese»: la situazione «è ancora di tipo recessivo».
Anche le retribuzioni mostrano una percentuale con il segno “meno”, ma parliamo di neanche mezzo punto. In pratica, siamo a crescita zero: proprio mentre nelle altre province toscane sono in crescita del 7,7%. La grossa differenza fra la flessione del fatturato e la quasi tenuta delle retribuzioni indica la natura dei rapporti in tante aziende artigiane: è vero che i sindacati stanno fuori dalla porta e talvolta sarà forse più difficile che altrove vedersi riconosciuti i diritti, ma spesso titolare e dipendenti lavorano talmente gomito a gomito che percepiscono il lavoro come uno stare sulla stessa barca.
«In quest’indagine – sbotta Marco Valtriani, direttore Cna – c’è la riprova di quel che diciamo: le aziende non ce la fanno più e non possono più aspettare i tempi della politica: per questo ci arrabbiamo quando vediamo la politica anche locale marciare ad un passo ancora troppo ridotto e distante dalle imprese».
Un esempio arriva dritto dritto dall’Imu: è grottesco che si finisca per «paragonare na struttura produttiva ad una seconda e terza casa, come se il capannone fosse un lusso», dice Valtriani.
Dito puntato anche contro la crisi delle costruzioni, che pure «negli ultimi decenni rappresentato l'ancora di salvezza dell'occupazione locale espulsa da un'industria sempre più asfittica». Ma, siccome è «il settore di gran lunga dominante» nella nostra provincia, «dovremmo porci qualche interrogativo tutti insieme su questa dinamica e su cosa fare per arginarla». Solito riflesso condizionato sotto il segno della “libertà di mattone”? «Questo – rincara – non vuol dire chiedere ai comuni cementificazioni selvagge, ma studiare al meglio una pianificazione del territorio che punti ad esempio ad un riuso agevolato».
«Tutta questa overdose di segni negativi, non può vederci inermi», dice Valtriani. Nel mirino anche il credito e i rapporti con la pubblica amministrazione. Sul fronte del credito: le «nostre aziende stanno soffrendo una crisi di liquidità spaventosa, ed il sistema bancario è uno dei principali indiziati». Poi Valtriani se la prende non solo con i mancati pagamenti da parte degli enti pubblici («nonostante i mille proclami» le imprese devono ancora «riscuotere la stragrande maggioranza dei propri crediti») ma anche con la semplificazione-beffa: «Dentro ogni normativa sulla semplificazione di un adempimento, si nascondono sempre commi che introducono altra burocrazia, un vero costo in più per le imprese».
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