Lutto
«Tutto il mio stipendio tra alimenti e affitto»
LIVORNO. «Ho attraversato momenti così duri, dopo la separazione, che sono arrivato a pensare di farla finita per risolvere i problemi. Ma poi ho capito che non era di certo la strada giusta». Mario...
LIVORNO. «Ho attraversato momenti così duri, dopo la separazione, che sono arrivato a pensare di farla finita per risolvere i problemi. Ma poi ho capito che non era di certo la strada giusta». Mario (nome di fantasia), poliziotto, ora ha 52 anni e guarda da lontano a un passato fatto di sofferenze e di difficoltà economiche, al limite della povertà».
Ecco il suo racconto: «Quando mi sono separato avevo 42 anni e due figli piccoli. Per prima cosa, sono dovuto andare via di casa, che era sia mia sia di mia moglie: pagavamo il mutuo a metà. Lei è rimasta lì con i figli, per decisione del giudice, e su questo posso anche essere d’accordo. Il punto però è che io dovevo pagarle ogni mese 5-600 euro di alimenti. In più, prendendo i bambini per tre/quattro volte alla settimana, praticamente per metà del mese li mantenevo io. Senza contare che dovevo pagare l’affitto, pari a 450 euro. Praticamente del mio stipendio di 1500 euro, mi rimaneva meno di un terzo. Per ridurre al minimo le spese, ho cercato un appartamentino che aveva anche una seconda stanzetta per i bimbi: ho trovato una casetta di 27 metri quadri che per me era allo stesso tempo una prigione e un simbolo di libertà. Prigione perché era piccola ed era la prova pratico del fallimento del mio matrimonio e dello sfaldamento della famiglia; libertà perché era il mio nido, rappresentava la mia valvola di sfogo».
Il poliziotto racconta il paradosso in cui s’è trovato: «Io ho continuato a pagare il mutuo della casa che avevo a metà con la mia ex moglie. Poi, quando sono andato via, i primi tempi mi sono trasferito in caserma, dove ho preso la residenza. Mangiavo a mensa e così risparmiavo un sacco sul cibo: in questo sono stato un “privilegiato” perché non tutti hanno queste possibilità. Ma l’assurdo è arrivato dopo, quando ho dovuto cambiare la residenza per formalizzare la separazione: è stato allora che mi sono ritrovato a pagare l’Imu su quell’appartamento, che avevo con mia moglie, perché mi risultava come seconda casa! Non sapevo più dove sbattere la testa, anche perché poi c’erano anche le mie esigenze a cui far fronte e le emergenze legate ai bimbi. Lei mi metteva in conto anche il barbiere dei figli e andava dai più cari. Separarsi è da ricchi, si fa presto a cadere nella povertà: a me in tutto è costato 100mila euro: per 6 anni ho fatto vita da barbone». A tutto ciò va aggiunto l’aspetto psicologico: «Ho cercato di governare il dolore, ma non è stato facile. Oggi che sono sereno posso guardare con distacco a tutto ciò, ma capisco bene lo stato d’animo di chi vive situazioni come la mia». (l.l.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google