Il Tirreno

Livorno

Picchiò e rapinò la nonna, rischia 12 anni

di Federico Lazzotti

Mirko Fantozzi, 35 anni, ha chiesto di essere giudicato con rito abbreviato: decisione il 5 marzo

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LIVORNO. Rischia fino a 12 anni e mezzo di carcere Mirko Fantozzi, il poligrafico del Tirreno che il 13 giugno scorso avrebbe picchiato e rapinato la nonna lasciandola in una pozza di sangue nel suo appartamento al numero 27 di via Botticelli, nel quartiere della Leccia, per rubarle quasi 2mila euro prima di fuggire con il bottino, tornare a Lucca dove viveva con la fidanzata, e infine confessare l’aggressione la sera stessa negli uffici della squadra mobile.

«In tre giorni ho fatto uso di una trentina di grammi di cocaina», disse il giorno della convalida dell’arresto, forse per giustificare quello che aveva fatto.

Il legale del 35enne, l’avvocato Francesco Campo, ieri mattina ha formalizzato davanti al giudice Beatrice Dani la richiesta che il suo cliente venga con il rito abbreviato condizionato. «Ma la condizione non è pubblica», taglia corto il legale che sulla sua agenda ha appuntato la data nella quale molto probabilmente arriverà la sentenza: 5 marzo 2014.

La mossa del rito alternativo, anche in caso di condanna, permetterà al poligrafico uno sconto di un terzo sulla pena finale. E visto che il reato più grave, quello di rapina aggravata, viene punito con un massimo di 20 anni di reclusione, ecco che potrebbe arrivare , in ogni caso, una condanna molto pesante.

Fantozzi, infatti è anche accusato di lesioni aggravate. Quello che avvenne la mattina del 13 giugno lo ha raccontato lo stesso 35enne agli agenti in un memoriale finito agli atti del procedimento.

«Stamani - spiega parlando di quel giorno - ricordo di essermi trovato nell’appartamento di mia nonna. Ricordo anche di averla vista a terra in una pozza di sangue, non escludo di averla colpita da dietro con numerosi pugni alla testa ed una volta che mia nonna era sdraiata a terra dalla sua camera da letto ho preso tutti i soldi che aveva custodito, ho nascosto i soldi nel mio marsupio e mi sono diretto a Lucca nella mia casa. Quando sono arrivato sono salito per lavarmi il viso e con la mia compagna siamo partiti per Livorno perché gli avevo detto che la mia nonnna era in ospedale. Siccome durante il viaggio per Lucca indossavo una maglietta bianca a maniche corte che era sporca di sangue mi sono fermato in autostrada e l’ho cambiata, ma non ricordo dove l’ho buttata».

Uno dei passaggi fondamentali del memoriale riguarda il movente dell’aggressione. «Alle 6 ho consegnato agli agenti, prendendolo dalla mia macchina il mio marsupio con dentro i soldi che portato via a mia nonna. Oltre al denaro ho consegnato anche un quantitativo di cocaina (circa tre grammi e mezzo ndr) che assumo ininterrottamente da tre giorni e questo bisogno continuo mi ha fatto commettere questo gesto nei confronti di mia nonna».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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