Toscana
Ferrovia porto-interporto adesso c’è anche la firma
Per il governatore Enrico Rossi è «una grossa svolta» per il futuro dello scalo Poi usa anche la frusta: alt ai ritardi sugli escavi e più competitività sui costi
FIRENZE. Lo “scavalco” ferroviario che, saltando gli intoppi dell’incrociarsi con la linea tirrenica, mette in collegamento direttissimo il porto con l’interporto ancora non c’è. Ma la firma finalmente sì. E allora chissà se ha ragione il presidente della Regione Enrico Rossi quando si fa prendere dall’ottimismo della volontà e usa parole forse fin troppo ottimiste per dire che cosa significano in concreto quei binari: sono la bacchetta magica che tramuta una bella fetta dell’interporto di Guasticce «in un immenso retroporto che non ha eguali in tutto il Tirreno del nord». Di più: è una «grossa svolta» per il porto di Livorno, che così «amplia le disponibilità e potenzialità».
La firma è quella in calce all’accordo che a Firenze, al tavolo del governatore Rossi, è stata sottoscritta – oltre che dal numero uno della giunta regionale – anche dalla società interportuale e dalle istituzioni livornesi (Authority, Provincia, Comuni di Livorno e Collesalvetti). Titolo: intesa «per il potenziamento dei collegamenti e dell'integrazione modale fra il porto di Livorno e l'interporto Amerigo Vespucci».
La direttissima porto-interporto, a dirla tutta, è l’uovo di Colombo: il ponte ferrotramviario per scavalcare la ferrovia tirrenica già esiste da lunghissimo tempo ma è in disuso, così come esistono già alcuni tratti di binari: per rimetter tutto in funzione e farne la direttissima non resta che da realizzare «un breve raccordo, lungo circa 1200 metri, che si allaccerà» a quel che già c’è. Beninteso, non facciamola troppo semplice: esistono già anche i binari che entrano nell’interporto, con tanto di passaggio a livello sulla ss 555, eppure nonostante l’inaugurazione-beffa di sette anni fa, l’interporto è senza collegamento ferroviario. Per «rafforzare e migliorare» questo ponte in disuso e questi tratti di binari c’è bisogno di «un investimento di 14 milioni di euro», metà dei quali saranno tirati fuori dalla Regione.
Non basta: la firma impegna la Regione a sganciare un contributo di 250mila euro per «la gara per l'affidamento della progettazione preliminare e definitiva». Sarà invece l’Authority a occuparsi delle «linee guida per la progettazione e per l'assetto complessivo del sistema ferroviario Porto-Interporto (in collegamento con le linee Pisa-Collesalvetti-Vada e la Firenze-Pisa-Livorno)».
Benissimo, ma alla fin fine quand’è che tutto questo passerà dallo stato dei protocolli d’intesa a quello dell’infrastruttura ferroviaria effettivamente funzionante? Rossi non ci gira intorno e promette «tempi rapidi»: anzi, si sbilancia a dire che «entro il 2014» decolleranno i lavori per «un obiettivo importante e condiviso, in cui tutti dobbiamo fare la nostra parte per accelerarne il raggiungimento, superando pastoie burocratiche e diatribe locali».
Ma Rossi non risparmia anche una nuova sferzata: sì, gli investimenti ferroviari consentiranno al porto di Livorno di «”fumarsi” tutti gli altri porti del Tirreno del nord». Ma a patto che si concretizzino anche altre due condizioni: 1) l’escavo dei fondali; 2) una «maggiore competitività anche sui costi» così da «evitare le lunghe soste delle navi in rada».
Ma il governatore dice la sua anche riguardo alla possibilità che le strategie di Livorno e di Piombino entrino in rotta di collisione facendosi concorrenza l’uno contro l’altro anziché rafforzarsi a vicenda. «La vocazione del porto di Livorno è diversa da quella di Piombino, ma una regione seria – avverte il presidente della Regione – deve sostenere e investire su entrambi: sia su Livorno che può competere con tutti i porti importanti del Mediterraneo, sia su Piombino con la sua vocazione industriale e il suo innesto con la siderurgia. Ed è quello che stiamo facendo».
Mauro Zucchelli
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