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Livorno

Con “Il capitale umano” Virzì fotografa l’Italia ricca e infelice

Con “Il capitale umano” Virzì fotografa l’Italia ricca e infelice

Il nuovo film del regista livornese esce nelle sale il 9 gennaio. Tratto da un romanzo di Stephen Amidon, è una storia trasversale nei generi. Tra gli interpreti Cate Blanchett, Francesco Bentivoglio, Valeria Golino, Valeria Bruni Tedeschi e Checco Zalone

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ROMA. Oltre 350 copie: un numero importante per un film italiano, soprattutto non ascrivibile al genere della commedia. Ma dopo aver visto Il capitale umano, thriller all'americana ambientato in Brianza, si capisce il perché: siamo di fronte, forse, all'opera migliore di Paolo Virzì (FOTO). Che è emozionato, conscio di aver dato una svolta alla sua carriera. E per prima cosa rende onore a chi ha lavorato con lui. "Voglio ringraziare Stephen Amidon intanto, l'autore dello splendido romanzo da cui è tratto il film, che ho letto prima in italiano e poi, tanto mi era piaciuto, in lingua originale, per godermi la sua penna. Il suo libro è meraviglioso e grazie anche a lui siamo passati dal Connecticut alla Brianza, si è fidato di noi. Ha ravvisato nel suo protagonista (l'immobiliarista cialtrone Bentivoglio) qualcosa che avevo già raccontato con Castellitto in Caterina va in città. E grazie ai miei sodali e sceneggiatori Bruni e Piccolo, sempre presenti nei momenti più importanti, e a Carlo, mio fratello, e Cecilia Zanuso, rispettivamente per le musiche e il montaggio, determinanti. Grazie, infine, a un cast meraviglioso". Il capitale umano è un noir su uno squalo della finanza, uno che aspira a diventarlo e di come la nostra società corrotta riesca a sporcare giovani vite.

Si sente la sua cinematografia, ma anche una svolta netta rispetto ad essa. ""Penso a La bella vita. Imparai sul set a fare il regista, è un'opera rudimentale ma anche ruvida. Forse c'è persino qualcosa di allora in questo film. Qui però si vede che ci divertiamo a padroneggiare nel modo migliore possibile il linguaggio cinematografico. E' un film meticcio, tratto da un romanzo alla Tom Wolfe, alla De Lillo, in un posto esotico come la Brianza - lo è per me, che non ho mai girato al di sopra di Pisa -, con un gusto europeo nella scrittura dell'autore. Poi ho sempre amato Chabrol. Volevo esplorare qualcosa di nuovo, insoma, oltre i miei debiti alla commedia all'italiana. Volevo creare un tono d'allarme, forse anche sulla società".dueTra i personaggi principali, a cui viene dedicato uno dei quattro capitoli in cui è diviso Il capitale umano, c'è Valeria Bruni Tedeschi, ex attrice sposata a Fabrizio Gifuni, un cinico capitalista. "Se somiglia alla Lario la mia Carla? Non so chi sia la Lario". E subito passa a parlare del suo lavoro con il cineasta livornese. "Ho lavorato come sempre cercando di guardare il personaggio con il massimo dell'onestà per portarlo a me, cercandone sogni, bisogni, azione, solitudine, intuendo la sua guerra interiore. Ci tengo a dire, poi, che lo sguardo di Paolo mi ha fatto anche sentire bella, ed è una cosa rara per me". "Mi sono molto divertito a fare questo personaggio - gli fa eco Gifuni - il cinema raramente mi aveva spinto a raccontare la mia parte più livida, oscura, storta, sporca. Quella che metto a teatro. E con Paolo e i due sceneggiatori hai sempre assicurata una bella complessità, tanti colori. Io, forse, nel personaggio ci ho messo poi un pizzico di violenza in più. Quella dei numeri, della finanza tossica, il prenderlo in un momento di disperazione. Che è fatta anche di un peso totale della sua famiglia su di sè. La sua è una umanità che ha invaso il mondo, purtroppo". E Bentivoglio, che con lui cerca il grande salto, ha persino dell'affetto per quell'uomo senza qualità che interpreta. dino Ossola non ha letto il capitale umano non sa di essere un mostro.

Diventa disumano perchè pensa di far bene. "Doveva essere un personaggio smisuratamente normale, Dino non si crede un mostro, pensa di fare tutto a fin di bene. E ogni volta il suo confine si sposta, gli viene facile scenedere in basso". Tanto che, scherzando, Valeria Golino sostiene "che non è stato facile interpretare una donna che dovesse amarlo!". Sono tanti i rivoli che partono da Il capitale umano e Virzì lo ammette dicendo che "un romanzo così potrebbe tranquillamente essere la base per una serie di 12 puntate HBO. Ha talmente tanti aspetti da vedere, apprezzare, sentire". Gli dà ragione Francesco Bruni, suo cosceneggiatore e regista a sua volta. "Questo è stato il lavoro di sceneggiatura più impegnativo e appassionante in 20 anni. Un gioco di scomposizione e di ellissi straordinario, un'opportunità rarissima nel nostro cinema". E Francesco Piccolo aggiunge che "trasferendoli dal Connecticut alla Brianza i personaggi tornavano a un grado Zero, potevamo metterci qualcosa di nostro, perchè la nostra fortuna è che Paolo non trascura mai nessun personaggio nei suoi film".

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Passa l'esame, il film, anche dell'autore Stephen Amidon (l'opera è edita, in Italia, da Mondadori). Un autore che ha tentato per anni di scrivere lui stesso la sceneggiatura-adattamento. "Il film mi piace moltissimo, è fatto benissimo. Voglio ringraziare tutti per il loro impegno. Chiaro che ho molte influenze cinematografiche nella scrittura ed è stato bello vederle tornare nella loro opera. E' stato un lavoro davvero interessante e notevole quello di Bruni e Piccolo, sono riusciti a capire le complessità che mi hanno quasi ucciso per quattro anni e le hanno risolte in maniera brillante. Da autore capisco l'enormità del loro lavoro, so cos'hanno fatto". E allora, si finisce con una domanda, a margine dell'incontro stampa. Perchè un film così bello non è andato ad alcun festival? "Chi te lo dice?" risponde Virzì, andandosene. E allora aspettiamocelo alla Berlinale.

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di Redazione web