La protesta
«Abbiamo un figlio ma lui non mi dà soldi»
LIVORNO. «Ho quasi 38 anni e un figlio di sei, sono sola in città e non riesco a trovare un lavoro part time che mi permetta di guadagnare, pur restando vicino al mio bimbo. Il mio ex compagno mi...
LIVORNO. «Ho quasi 38 anni e un figlio di sei, sono sola in città e non riesco a trovare un lavoro part time che mi permetta di guadagnare, pur restando vicino al mio bimbo. Il mio ex compagno mi picchiava. Non si è mai preso le sue responsabilità e ora, per decisione del giudice, deve darmi (ma non sempre lo fa) solo 250 euro al mese. E io come faccio a tirare avanti e a campare mio figlio?».
A un certo punto della sua vita, Sonia (nome di fantasia) s’è sentita sola al mondo. Non soltanto perché la sua storia è finita dopo 14 anni di sofferenze, con alti e bassi molto forti. Non solo perché, pur cercando con tutte le sue forze, non è riuscita, se non per brevi periodi e con stipendi da fame, a trovare un lavoro dignitoso che si conciliasse con il suo ruolo di madre. Ma anche perché si è sentita prigioniera di un qualcosa più grande di lei: le violenze fisiche e psicologiche da parte del suo compagno, padre del bimbo. Ciononostante, non si è data per vinta: dopo aver subìto aggressioni non solo dal suo ex ma anche dalla madre di lui, ha trovato il coraggio di sporgere denuncia, di rivolgersi a un legale (la assiste gratis l’avvocato Francesco Atzeni che segue altri 3 casi simili) e di portare avanti la sua battaglia per garantire serenità a sè e al bimbo.
«Solo ora mi rendo conto di tutto. Quante volte l’ho perdonato: lui alzava le mani, mi tradiva, ma non voleva che io uscissi con le mie amiche o che scambiassi due parole con uomini. Dal 1999 fino allo scorso ottobre, a fasi alterne, ho sopportato i suoi soprusi e la sua inaffidabilità. Nel febbraio del 2010 mi mandò all’ospedale: dovevamo traslocare e lui non voleva aiutarmi a fare i pacchi. Allora io gli dissi: “Voglia di lavorare saltami addosso”. Lui impazzì: sembrava posseduto. Mi scagliò contro il muro e poi mi lanciò sul letto. Io allora chiamai la polizia. In questi tre anni, mi ha picchiato altre volte, sempre davanti al bimbo, finché è scattato qualcosa dentro di me. Ora sono consapevole di potercela fare da sola: sono seguita dal Centro donna, che mi sta aiutando tanto». Sonia ora è forte, e questo è un ottimo punto di partenza, ma il problema economico resta ed è grande. «La prima udienza sulla separazione c’è stata il mese scorso. Non capisco come sia possibile che un giudice stabilisca un contributo di 250 euro per una donna con un figlio che deve pagare anche l’affitto. Per 3 settimane ho lavorato da un parrucchiere cinese che però mi dava 500 euro al mese per lavorare 10 ore al giorno. Quello che chiedo è solo un lavoro dignitoso, part time, che mi permetta di stare vicino a mio figlio. Lui ha sofferto tanto per le violenze a cui ha assistito, e io non voglio abbandonarlo».
Lara Loreti
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google