Il Tirreno

Livorno

Omicidio del mercato sì al processo abbreviato

di Lara Loreti ; di Lara Loreti
Omicidio del mercato sì al processo abbreviato

Andreucci, in caso di condanna, beneficerà dello sconto di un terzo della pena La rabbia della moglie della vittima in tribunale: «E se fosse successo a voi?»

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LIVORNO. «Se l’avessero ammazzato a voi il marito, cosa fareste, come vi sentireste? Sareste contenti? Vergogna». Rabbia e lacrime ieri mattina in tribunale. La famiglia di Claudio Costanzo, l’imprenditore edile ucciso a coltellate al mercato lo scorso 27 febbraio, reagisce con dolore alla decisione del giudice Antonio Pirato di accettare il rito abbreviato per il giudizio nei confronti di Alfredo Andreucci, collega imprenditore della vittima, imputato per l’omicidio. Le parole sono di Bruna De Martino, ex moglie di Costanzo, con cui era rimasta in contatto e in ottimi rapporti. Dispiaciute anche le figlie, Giada e Claudia, che hanno assistito all’udienza, insieme all’avvocato di famiglia, Alessandro Breschi.

Il giudice in aula, in presenza del pm che ha seguito le indagini, Massimo Mannucci, s’è pronunciato positivamente sulla richiesta di giudizio con rito abbreviato avanzata dai legali di Andreucci, Francesca Galiuto di Livorno e il professor Pierfrancesco Bruno, della Sapienza di Roma. All’udienza era presente anche lo stesso imputato, scortato dalla polizia penitenziaria e che tuttora si trova in carcere alle Sughere. Claudia Costanzo è dispiaciuta per questa decisione: «Non ce l’aspettavamo - dice la giovane - siamo perplesse e deluse. Speravamo in un giudizio ordinario. Nostro padre non c’è più e la giustizia è tutto ciò che desideriamo a questo punto. Nostra madre era sconvolta».

«Il rito abbreviato è un diritto dell’imputato - sottolinea l’avvocato Breschi - ed è regolare che sia stato chiesto e accettato. Questo tipo di giudizio prevede uno sconto della pena che può essere di un terzo. In ogni caso, il massimo che Andreucci rischia sono 30 anni». La difesa resta convinta delle sue ragioni: «Noi crediamo fermamente che l’imputato sarà condannato perché le prove a suo carico sono indiscutibili: a partire dal testimone chiave fino ai filmati delle telecamere del mercato che lo riprendono. Senza dimenticare che lui stesso, prima di entrare in sala operatoria, rivelò il nome di colui che l’aveva aggredito». Quella mattina, Costanzo, in fin di vita, dalla barella disse a un carabiniere che a colpirlo era stato il suo collega Andreucci. Quanto al movente, secondo la famiglia e il suo legale a spingere l’imprenditore a colpire il rivale sarebbe stato un credito di circa 10-15mila euro che la vittima vantava verso lo stesso Andreucci, con cui nel passato aveva lavorato. «Stavamo andando alla filiale di Banca Etruria di via dei Fulgidi a ritirare», ha già spiegato lo stesso imputato.

Per la difesa invece, l’assassino sarebbe una terza persona che avrebbe aggredito Costanzo e Andreucci in via Cossa. «Mentre camminavamo siamo stati aggrediti, Claudio è stato colpito, io ho avuto paura e sono scappato», ha raccontato l’imputato. Versione che però non ha convinto gli inquirenti e che le figlie della vittima respingono con forza.

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