Il Tirreno

Livorno

Tares nel caos, un gran pasticcio per la doppia scadenza ballerina

di Mauro Zucchelli
Tares nel caos, un gran pasticcio per la doppia scadenza ballerina

Livorno e Collesalvetti mandano a casa gli avvisi di pagamento con la data del 31 dicembre ma ora il ministero vuole la propria parte entro oggi. Senza che nessuno dica nulla ai cittadini

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LIVORNO. Vi sembrava un bailamme assurdo il fatto di avere a che fare con lo sdoppiamento delle scadenze per pagare l’Imu a seconda che si tratti di prima o di seconda casa? Niente paura, il fisco fa il bis e sotto l’abete natalizio mette analogo sdoppiamento anche per la Tares, il balzello che paghiamo per la spazzatura (e che quasi ogni anno cambia nome e tipologia, tanto per incasinare un po’ di più la situazione visto che prima si chiamava Tarsu e poi Tia, ma presto sarà la Tari come componente della Iuc...).

Ecco, anche per la Tares è in ballo lo sdoppiamento: solo che non si tratta di sapere se si rientra in una casistica o in un’altra. No, qui lo sdoppiamento riguarderebbe tutti. In pratica, siccome una parte dell'ultima rata va allo Stato e una parte va al Comune, cos'è accaduto? Anziché incassare da noi cittadini e poi vedersela fra loro, a Roma hanno pensato bene di anticipare di due settimane l'incasso della quota di spettanza statale. Non più fine anno ma il 16 dicembre,. Cioè: oggi.

Risultato: per la maggiorazione statale di 30 centesimi al metro quadro il ministero chiede i soldi entro oggi mentre per l'ultima rata “normale” (destinata al Comune) la scadenza è rimasta a fine anno, così come l'avevano fissata vari municipi fra i quali quello di Livorno. La gabella è da saldare con scadenza San Silvestro quasi dappertutto ma non dappertutto: dando retta agli avvisi inviati a casa dai Comuni, ad esempio, come dicevamo, a Livorno la scadenza per la Tares è il 31 dicembre, a Collesalvetti idem (anche se il servizio è targato Rea invece che Aamps). Ma a Rosignano no: la giunta si è allineata e ha messo anche per la parte comunale la scadenza a oggi.

Nello stesso giorno dell’Imu

In realtà, il caos non è finito. E accade alla vigilia del pagamento, praticamente in contemporanea con l'Imu, e in un ginepraio di ordini e contrordini che s'intrecciano, spesso in forma contraddittoria. Vediamo di fare un po' di chiarezza. La scadenza del 16 dicembre è stata indicata dal dipartimento delle finanze del ministero dell'economia attaverso alcune risoluzioni firmate dalla Direzione legislazione tributaria e federalismo fiscale: solo che i testi delle ultime due, anziché diradare la nebbia, non fanno altro che infittirla. E ormai a ridosso della data cruciale del versamento.

In pratica, dalla risoluzione n. 9/DF pare di capire che lo Stato esiga il pagamento della propria "fetta" entro il 16 dicembre ma poi lasci le mani libere ai Comuni per quanto riguarda la loro parte, perfino di sforare nel 2014. Invece, quella successiva, datata 2 dicembre (in risposta a un quesito spedito dal piccolo municipio varesino di Cittiglio), fa dietrofront: nel senso che anche la parte comunale va versata entro il 16 dicembre, qualunque data possa aver fissato il Comune.

La risoluzione non basta

Ma il punto è un altro: tramite la risoluzione, che ha il “peso” giuridico grossomodo equivalente a una circolare, i funzionari del ministero possono modificare le deliberazioni prese da ciascun Comune? E' un po’ quel che si domanda l'assessore alle finanze Valter Nebbiai: «Abbiamo fissato la scadenza al 31 dicembre seguendo la legge, cosa c'entra che ora il ministero intervenga in extremis in questo modo? Non fanno altro che creare confusione: da quando sono assessore, nel 2008, vedo che nel ministero è cresciuta la confusione. Basti pensare cos’ha rappresentato la cancellazione dell'Ici per rimpiazzarla con l'iniqua Imu. Credo che tutto nasca dall'esigenza di fare cassa prima della fine dell'anno: l'accredito effettivo della somma avviene entro 9 giorni lavorativi, non vedo altra ragione per piantare questa grana del 16 dicembre».

Nessuno ha avvisato la gente

Perché il Comune non ha avvertito i cittadini del fatto che il ministero delle finanze esige i soldi entro oggi? Non è forse vero che sul proprio modulo recapitato a casa ciascuno legge l'indicazione del 31 dicembre? «È un pasticcio combinato a Roma. Gli addetti ai lavori hanno chiarito a dovere che non basta una risoluzione firmata dai tecnici a modificare prescrizioni di legge. E' per questo che non potevamo fare atti ufficiali per invitare i cittadini a pagare entro nuove scadenze determinate sulla base di provvedimenti che nella maggioranza dei Comuni sono stati ritenuti senza fondamento. Dico semmai, con la cautela del buon padre di famiglia, che il cittadino se vuole può mettersi al riparo magari anticipando volontariamente il pagamento: già che è in banca a pagare l'Imu, può aggiugere anche la Tares. Ma ovviamente posso dirlo solo come consiglio amichevole, non da assessore».

In effetti, non mancano davvero le fonti che negano esplicitamente che il ministero possa scippare agli enti locali – men che mai tramite una risoluzione – l'autonomia di fissare la scadenza. Addirittura qui vorrebbe prendersi la briga per deciderla anche in nome e per conto della parte che spetta ai Comuni.

Come mai? Da un lato, perché evidentemente c'è un bisogno urgente di cassa. Dall'altro, perché si sono accorti che il doppio invio di modelli F24 era un aggravio di spesa assurdo a distanza di pochi giorni. Solo che il rattoppo è più squinternato del buco: invece di adeguare la data prevista per la maggiorazione statale alla scadenza prevista dal Comune, hanno fatto il contrario. E nessuno s'è preso la briga di dirlo ai cittadini che devono pagare.

E il preavviso di 60 giorni?

Non solo: tutto questo avviene all'ultimissimo minuto, e senza contare che avevamo già fra i piedi la bufera per l'Imu. Resta perciò ancora una volta un sogno da anima bella il rispetto dello Statuto del contribuente in base al quale si devono far passare almeno 60 giorni fra quando viene fissato il pagamento di un tributo e quando scade il termine per versarlo. Qui altro che 60 giorni...

C'è anche qualcos'altro: il pagamento è ammesso solo mediante F24 e quel particolare tipo di bollettino postale. Nessuna possibilità di utilizzare altre forme tipo Mav o Rid, ad esempio, che pure in alcune città sono stati adottati. Figurarsi la beffa per chi ha fatto una domiciliazione bancaria che non serve a nulla.

Dal punto di vista giuridico è un guazzabuglio. Peccato che a farne le spese sia, come al solito, il contribuente: e il castigo per omesso versamento è pari al 30% dell'importo.

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