Il Tirreno

Livorno

La parabola natalizia del “Bimbo” pirata

Simone Lenzi

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Con l'approssimarsi delle Feste, credo sia opportuno raccontare una piccola parabola natalizia, forse non del tutto edificante, ma che sgorga comunque dal cuore e che, per questo, mi auguro trovi accoglienza in quello dei lettori livornesi. Lunedì 9 dicembre alle 18.25, sul Viale Risorgimento, una signora di una certa età attraversa, con passo incerto, la strada. È sulle strisce.  

Una macchina si ferma per farla passare. Uno scooter SH bianco invece, sorpassando la macchina, la mette sotto, falciandole una gamba. All'ospedale le riscontrano una frattura scomposta del perone destro che trattano con un'ingessatura da tenere quaranta giorni. La signora di una certa età è mia madre, il guidatore dell'SH bianco invece rimane ignoto, perché, per quanto abbia rallentato un attimo dopo lo schianto (giusto il tempo di voltarsi per vederla a terra), è subito ripartito a tutta velocità, imbucando una stradina laterale e scomparendo così dalla vista di tutti. Mia madre si chiama Nadia e, prima di andare in pensione, faceva la bidella all'ITI.

Molti se la ricordano, perché, per quanto di certo avesse il suo carattere, pare fosse particolarmente benvoluta dai ragazzi. Probabilmente riconoscevano in lei una specie di archetipo materno: una insomma che magari ti fa anche una partaccia, ma tanto lo sai che poi è sempre dalla tua, e che trova il modo di aiutarti comunque. Il giovane guidatore dell'SH, come dicevo, non ha ancora un nome e probabilmente, per me, non lo avrà mai. Lo chiamerò allora Ir Bimbo, perché sono sicuro che lo chiamano ancora così i suoi genitori. Quelli che hanno fatto le rate per regalargli l'SH bianco nuovo nuovo. Perché ce l'hanno tutti e vuoi che inon ce l'abbia Ir Bimbo? Chissà poi dove doveva andare così di fretta Ir Bimbo. Quale importantissimo affare ne reclamava la presenza al punto di non farlo fermare neanche davanti alle strisce. Anche questa è una cosa che non so e forse non voglio neanche sapere. Qualunque cosa fosse, comunque, farà passare a mia madre quaranta giorni immobile a letto, rovinando così le Feste a lei, a me, e a tutta la mia famiglia.

La famiglia del Bimbo invece passerà probabilmente un bel Natale. Me li immagino riuniti per il Pranzo. Li vedo che mangiano, ridono e si scambiano i doni. Vedo i genitori, i nonni, che scherzano col Bimbo. Ir mi bimbo di qui, ir mi bimbo di là. E non sanno (perché magari Ir Bimbo a casa non ha detto niente), che quello che hanno di fronte non è più Ir Bimbo, anche se lo chiamano ancora così, come si usa a Livorno, dove restiamo tutti bimbi per sempre.

Non sanno che non è più un bimbo perché è ormai diventato un ometto. Un ometto da nulla come ce ne sono tanti. Ma loro gli compreranno anche la macchina, appena compirà diciotto anni. E allora tanti tanti auguri a tutti.

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di Redazione web