Il Tirreno

Livorno

Il popolo delle “barchette” presenta ricorso contro Azimut

di Carlo Fantoni
Il popolo delle “barchette” presenta ricorso contro Azimut

Consorzi e circoli contro la decisione dell’Autorità Portuale sulla gestione del porto mediceo «Non vogliamo andare alla Bellana e non vogliamo diventare un parcheggio per megayacht»

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LIVORNO. «Livorno è una città con un porto che rappresenta la proiezione di essa sul mare. È sempre stato lo spazio che collega la città al mare, e abbiamo intenzione di continuare a intenderlo così. Non vogliamo essere trasferiti alla Bellana, e crediamo che sia un’ingiustizia creare un porto per mega yacht e non per le esigenze dei livornesi e dei toscani: non vogliamo diventare il parcheggio delle barche dei russi».

Anche se sono parole di Gian Luca Conti, presidente dello Yacht Club, la rabbia e l’amarezza di cui sono permeate sono sentimenti comuni a molte delle realtà che animano il porto di Livorno. Tante entità, circoli, consorzi, che da anni vivono il porto di Livorno e che ora si sentono minacciate dall’atto con cui lo scorso 26 ottobre, data della pubblicazione sulla gazzetta ufficiale, l’Autorità Portuale «ha indicato la sua intenzione di affidare ad Azimut Benetti la gestione dell’intero porto mediceo».

E proprio tutte queste realtà si sono riunite ieri pomeriggio allo Yacht Club facendo emergere la comune volontà di bloccare l’affidamento, e finendo per approntare una strategia unitaria per cercare di fermare l’iter. «Il 27 dicembre scade il termine per impugnare l’atto difronte al Tar – dichiara l’avvocato Marco Paggini, dello studio Vaudo Paggini & C – noi siamo pronti a presentare già dieci ricorsi di dieci nostri clienti». Questi ricorsi andranno a sommarsi a quello già presentato dallo Yacht Club, più a quelli di altri circoli che hanno deciso di muoversi autonomamente.

«È importante presentare tanti ricorsi e dare l’idea di compattezza del porto, unione mostrata qui stasera. Siamo qui per essere insieme a voi cinque dita sullo stesso remo», dichiara Conti difronte a una folta platea. La sostanza del ricorso per gli avvocati è chiara, e durante l’incontro di ieri è stata ripetuta da più parti: la mancanza, nell’affidamento della gestione del porto a Stu (la società partecipata dal Comune di cui Azimut detiene il 99% delle azioni), di una gara a evidenza pubblica prevista dalla normativa comunitaria per il rilascio di concessioni demaniali, e la mancata applicazione della procedura elencata dal decreto Burlando sul procedimento di concessioni di beni del demanio marittimo. «Per noi questo è illegittimo – dichiara Conti – il porto si gestisce secondo schemi normativi precisi, che in questo caso sono stati completamente ignorati». «Sono punti fondamentali e imprescindibili – gli fa eco Paggini – al centro del ricorso ci saranno questi».

Sempre durante la riunione, è emerso che il Tar potrebbe comunque giudicare «l’atto impugnato non lesivo degli interessi di parte. È possibile che ci sia questo tipo di sentenza – spiega Conti – Ma è importante fare ricorso comunque, perché l’atto in questione è preparatorio rispetto alla concessione futura. Se non impugniamo questo non potremmo opporci dopo alla concessione: si tratta dell’istituto dell’acquiescenza».

Parallelamente ai ricorsi al giudice amministrativo, dalla riunione di ieri pomeriggio è emersa anche la necessità di presentare delle osservazione sull'atto in questione direttamente all'Autorità Portuale. «È uno strumento che la legge ci consente e lo sfrutteremo – spiega Paggini – anche se queste osservazione verranno presentare direttamente all'ente cha ha emesso l'atto e probabilmente verranno quindi rigettate. L'Autorità portuale ha già indicato una strada precisa, ed è quella di affidare la concessione a Stu». «Anche sulle osservazioni è importante che arrivino molte adesioni – conclude Conti – perché è qui che verrà espresso il punto politico: il porto deve continuare a essere della città e non un parcheggio dei russi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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