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Livorno

«Certi uomini venduti al diavolo»

«Certi uomini venduti al diavolo»

Il regista racconta Centoquaranta, La Strage dimenticata presentato a Firenze

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LIVORNO. «Questa è la storia di uomini mediocri che si sono venduti al diavolo per pochi spiccioli, ma anche quella di persone che da vent'anni non hanno mai smesso di cercare la verità».

Così il regista Manfredi Lucibello racconta Centoquaranta - La Strage Dimenticata, il documentario dedicato al disastro del Moby Prince, prodotto da Pulsemedia,che è stato presentato il 30 novembre in anteprima mondiale in apertura della 54° edizione del Festival dei Popoli in scena a Firenze. Un documentario intenso, chirurgico nel suo semplice riportare la nuda cronaca degli eventi. Un racconto per immagini, tra le quali molte inedite in quanto fino a poco tempo fa secretate per le lunghe indagini che si sono concluse solo nel 2010.

Filmati di repertorio provenienti dall'archivio Rai e dalle emittenti locali che quella tragica notte del 10 aprile del 1991 arrivarono per prime sulle banchine del porto di Livorno, mentre il traghetto Moby Prince, dopo aver impattato la petroliera Agip Abruzzo, andava a fuoco portando con sé centoquaranta vittime tra uomini, donne e bambini. All'interno del documentario anche materiali inediti provenienti dagli archivi del tribunale di Livorno da dove sono affiorati diversi videotape di indubbio valore processuale.

«Le procedure di analisi dei materiali sono state lunghe non soltanto per la burocrazia, ma perché - continua il regista - molto di quegli archivi video, contenenti contributi mai visti nemmeno dai famigliari delle vittime, sono stati preservati in maniera approssimativa, lasciando che molte Vhs si usurassero e diventassero completamente inutilizzabili».

Incredibili negligenze, impuniti occultamenti di prove. Ai fini della ricostruzione storica degli eventi, Centoquaranta - La Strage Dimenticata aggiunge quindi, con un taglio puramente cinematografico, degli elementi preziosi ai focus on giornalistici che dal '91 sono stati prodotti, portando alla luce, tra le altre, le riprese dei sopralluoghi dove i periti di parte civile, una volta saliti sul Moby Prince, con fare sgomento, accertano le numerose manomissioni a poche ore dal ritorno in banchina del relitto ancora fumante.

A questo lato oscuro si aggiungono i numerosi tentativi di depistaggio come la pista dell'attentato terroristico, quello della nebbia presente quella notte nel porto che avrebbe favorito l'impatto, fino alla più grave accusa di «fatale errore umano» da parte dell'equipaggio attento a seguire l'incontro di Coppa tra Juventus e Barcellona che quella sera era trasmesso in TV. Tutte piste qui ricostruite con contributi dei vari Tg nazionali e locali.

Sullo sfondo di questo procedere per immagini, la presenza in rada la notte dello scontro di navi militari tra le quali anche la nave Theresa, vero nome Gallant 2, che si dileguò velocemente subito dopo la collisione tra il Moby Prince e la petroliera.

Passaggi poco chiari e depistaggi sì, ma anche la forza di chi da due decenni lotta per la verità. Centoquaranta - La Strage Dimenticata non solo incontra ed intervista, ma ricostruisce la tragedia del Moby Prince con la partecipazione attiva di Loris Rispoli, presidente Associazione 140, Familiari delle vittime del Moby Prince e Angelo Chessa, presidente Associazione 10 aprile - Familiari delle vittime, uomini che dal 1991 hanno più di tutti cercato di fare chiarezza sulle numerose incongruenze di quella che rimane ad oggi la più grave tragedia che abbia colpito la Marina mercantile italiana dal secondo dopoguerra.

«Ho impiegato più di due anni a cercare di ricostruire i vent'anni di storia del Moby Prince - racconta Manfredi Lucibello - guardando l'archivio audiovisivo e leggendo le carte processuali, ho trovato piccoli pezzi di verità, sparsi nel corso di venti anni di indagini e più della verità, sono le menzogne che emergono. Ho analizzato elementi che erano già presenti, anche agli occhi di chi doveva giudicare e non l'ha fatto. Non ho cercato nuove ipotesi sull'accaduto - continua Lucibello - bensì di dare un ordine agli elementi che ho trovato. Dalle pagine ingiallite ai VHS consumati è nato questo film: storia di uomini mediocri che si sono venduti al diavolo per pochi spiccioli, ma anche quella di persone che da vent'anni non hanno mai smesso di cercare la verità".

«È un film coerente con quello che Pulsemedia ha cercato di raccontare in questi anni e per questo ho voluto produrlo. - afferma Roberto Ruini Fondatore di Pulsemedia - C'è il dovere morale e civile di non dimenticare 140 morti e spero che questo lavoro possa essere un contributo in questa direzione».

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