Il Tirreno

Livorno

Addio a Nedo Chiarello, pezzo di storia del basket labronico

di Giulio Corsi
Addio a Nedo Chiarello, pezzo di storia del basket labronico

Dagli anni Cinquanta dirigente di tutte le società livornesi. Aveva scoperto Giauro e tesserato per primo Dell’Agnello. Negli anni 90 aveva fondato l’Us. Martedì i funerali

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di Giulio Corsi

E’ morto di domenica Nedo Chiarello, il giorno dei giorni per un uomo come lui che viveva di sport e di famiglia. Aveva 75 anni, la maggior parte dei quali ritmati dal rintocco della palla a spicchi sul parquet.
Con lui se ne va un pezzo della storia sportiva della città: dirigente responsabile dell’Us Livorno, che aveva rifondato vent’anni fa insieme ad un gruppo di altri soci - tra cui l’attuale presidente Paolo Vullo e Antonio Santerini, scomparso appena la settimana scorsa -, Chiarello aveva attraversato mezzo secolo e oltre, sedendo sulle scrivanie di tutte le società livornesi: dal primo Junior Basket, che poi aveva ricostruito negli anni Ottanta insieme a Giuliano Lugetti, alla Libertas fino alla Pallacanestro Livorno, dove - ricordava sempre - insieme a Dedo Damiani aveva scoperto Primo Giauro: «Partimmo per Vigna di Valle con un assegno da cinque milioni - amava raccontare -. Dovevamo comprare un giocatore. Ma arrivati lì vedemmo Giauro e non avemmo dubbi su come spendere quei soldi». Correva l’anno 1973. L’estate successiva Giauro fu venduto all’Alco Bologna (così ai tempi si chiamava la Fortitudo) e il denaro incassato per quell’operazione servì per costruire la palestra di via Cecconi, diventata per decenni fucina di campioni.
Ma un altro grande del basket italiano poco tempo prima era passato dalle sue mani: Sandro Dell’Agnello. Fu Chiarello a mettergli per primo un pallone in mano, poi a tesserarlo e successivamente a girarlo alla PL. E non è un caso che il primo cartellino di Sandrokan porti la firma di Carla Chiarello, la moglie di Nedo.
Il dirigente dell’Us era caduto venerdì in strada mentre stava camminando. Aveva sbattuto la testa sul marciapiede e le sue condizioni erano apparse subito gravissime. Tanto che sabato la prima squadra dell’Us Livorno era scesa in campo al PalaCosmelli già col lutto nel cuore. «Ma Nedo avrebbe voluto che giocassimo, la partita veniva prima di tutto», si sono detti i ragazzi. Ieri attorno alle 14 la morte.
Chiarello lascia la moglie Carla, compagna di una vita, quasi quindici anni di fidanzamento e quaranta di matrimonio, e poi i figli Roberto e Angela e i nipoti Giulia, Marco, Sebastian, Fabio e Giacomo a cui era attaccatissimo. Famiglia e basket erano le sue passioni. Quando gli chiedevano come la moglie aveva fatto a sopportarlo tutto quel tempo, con le sue giornate divise tra lavoro all’Hotel Continental, casa e tanto tanto basket, notti intere passate in riunioni e pomeriggi a vedere allenamenti, lui rispondeva: «Semplice, Carla sa che è la mia passione».
La salma è esposta da ieri sera alla camera mortuaria. Domattina alle 9.30 l’ultimo viaggio verso il cimitero dei Lupi dove alle 10 si svolgeranno i funerali.

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