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Ubriaco uccise due persone Ora rischia fino a 15 anni
Il pubblico ministero ha chiuso le indagini, a breve chiederà il rinvio a giudizio L’accusa per Nelu Casangiu, 40 anni, è omicidio colposo plurimo aggravato
LIVORNO. Nelu Casangiu, 40 anni, professione camionista, la notte di Hallowen si è messo al volante della sua Volvo S60 grigio metallizzata con un tasso alcolemico sei volte più alto rispetto a quello consentito dalla legge. «2,97 grammi per litro», scrivono gli inquirenti nella relazione consegnata in Procura e finita al centro dell’indagine.
Ecco perché molto probabilmente il quarantenne era ad un passo dal coma etilico mentre percorrendo via delle Sorgenti, all’altezza di Nugola e in direzione di Collesalvetti, ha perso il controllo della sua berlina.
Forse ha fatto un testacoda dopo un colpo di sonno, sicuramente - è la ricostruzione della dinamica - ha invaso la corsia opposta andando a speronare la Ford Focus, la prima delle due macchine sulle quali stavano tornando verso Livorno, dopo una serata di festa, una decina di amici. Isanella Rossi e Maurizio Labruzzo, rispettivamente di 65 e 63 anni, sono morti praticamente sul colpo, mentre il conducente dell’auto, Paolo Martolini, e sua cognata Gabriella, sorella di una delle vittime, sono rimasti gravemente feriti, come l’amica delle due coppie, Lidia Doveri pure lei finita in prognosi riservata.
La ricostruzione di quello che è avvenuto la notte tra il 31 ottobre il primo novembre scorso intorno alle 2 è contenuta negli atti dell’inchiesta del pubblico ministero Daniele Rosa che nei giorni scorsi, a meno di un mese e mezzo dalla tragedia, ha chiuso le indagini contestando all’indagato, tutt’ora agli arresti domiciliari dopo la decisione del giudice per le indagini preliminari, il reato di omicidio colposo plurimo aggravato.
Un capo d’imputazione per il quale il quarantenne rischia ora fino a 15 anni di reclusione, ad oggi il massimo della pena per questa tipologia di reato in attesa che il Parlamento approvi il tanto atteso omicidio stradale a favore del quale sono state raccolte quasi 100mila firme in tutta Italia.
Ad aggravare la posizione dell’indagato anche alcuni precedenti legati alla guida sotto l’effetto di alcol.
Nelle prossime settimane - spiegano fonti della Procura - potrebbe arrivare anche la richiesta di rinvio a giudizio.
Ma nonostante le prove evidenti, pare che il magistrato voglia prendersi tutto il tempo necessario e non percorrere la scorciatoia del rito immediato che gli permetterebbe di baipassare l’udienza preliminare e in caso di ok del giudice arrivare subito a dibattimento.
«Siamo in attesa della richiesta di rinvio a giudizio - spiega l’avvocato Andrea Dinelli che cura gli interessi delle famiglie delle vittime - nel quale vedremo quali parti offese saranno individuate da parte del pubblico ministero. In ogni caso speriamo che il magistrato non accetti alcun tipo di patteggiamento».
Perché molto probabilmente l’unica strada in mano al difensore dell’indagato, l’avvocato Alessandro Catarsi del foro di Pisa che non ha voluto commentare l’ultima evoluzione dell’inchiesta, sarà quella di presentare istanza di rito alternativo in modo da evitare il dibattimento e chiudere i conti con la giustizia per il suo cliente con uno sconto di un terzo sulla pena definitiva senza arrivare a quei 15 anni di reclusione che rischierebbe con il rito ordinario.
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