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LIVORNO. Otto su 100 infettati in ospedale. E la causa spesso è la scarsa igiene. Quali sono le più frequenti? Secondo un’analisi fatta dallo Studio Diessecom di Roma fatto dopo il caso del batterio...

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LIVORNO. Otto su 100 infettati in ospedale. E la causa spesso è la scarsa igiene. Quali sono le più frequenti? Secondo un’analisi fatta dallo Studio Diessecom di Roma fatto dopo il caso del batterio killer all’ospedale San Giovanni nella capitale, le più frequenti infezioni associate alle procedure assistenziali e alle organizzazioni sanitarie sono quelle urinarie associate a cateterismo vescicale, poi le infezioni della ferita chirurgica, seguite da quelle delle basse vie aeree spesso associate a intubazione meccanica per ventilazione assistita, seguite ancora dalle infezioni del torrente circolatorio, associate a cateteri vascolari. Attraverso queste procedure invasive è possibile introdurre dall’esterno microrganismi o, a volte, facilitare l’accesso in siti profondi di microrganismi presenti su cute e mucose.

«Il 6-8 % dei pazienti ricoverati hanno una infezione acquisita in ospedale. La pericolosità di tutto ciò - dice il professor Nicola Petrosillo dell’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive - deriva dalla particolare suscettibilità di alcuni individui, che essendo magari già debilitati e con gravi patologie concomitanti, possono avere decorsi clinici talora infausti a seguito di infezioni intercorrenti, e dalla possibilità che i microrganismi in causa siano resistenti agli antibiotici. Infatti in ospedale, a causa del largo uso di antibiotici, nel tempo si sono selezionati cloni di batteri resistenti a molti antibiotici. In questo caso, debellare queste infezioni è impossibile».

L’unica soluzione è l’igiene: non è possibile azzerare le infezioni, ottimizzare la pulizia sì.

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