Il Tirreno

Livorno

La Magna va in controtendenza 70 assunzioni e weekend al lavoro

di Mauro Zucchelli
La Magna va in controtendenza 70 assunzioni e weekend al lavoro

La multinazionale ha ottenuto importanti commesse: chiusa in anticipo la cassa integrazione Più turni (anche il sabato e la domenica), paga extra ai dipendenti e nuova occupazione

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LIVORNO. C'è una fabbrica che va in controtendenza nel bel mezzo della crisi: talmente in controtendenza da mettere in agenda un pacchetto di 70-80 assunzioni. Non è chiaro se a tempo determinato o se tramite agenzia interinale, ma assunzioni: un Ufo in gran parte dell’industria componentistica con targata livornese.È la Magna Closures, lo stabilimento di Guasticce della multinazionale canadese che produce serrature per Fiat ma anche per altri marchi come Audi.

In controtendenza sì, rispetto all'apocalisse che sembra far tremare dalle fondamenta l'industria dell'auto (con il calo delle quantità prodotte e con lo spauracchio costante dello spostamento o nell'Est Europa o chissà dove). Ma in controtendenza anche rispetto a sé stessa perché negli anni scorsi il morso della crisi l'ha conosciuto, eccome.

È alla Magna Closures che in questi giorni azienda e sindacati, sia confederali che Cobas, hanno messo sulla rampa di lancio un accordo che, anziché tamponare le falle e mettere cerotti, punta su una fase di espansione delle produzioni.

Di fronte all'incremento delle richieste da parte dei clienti, l'azienda vuol intensificare l'utilizzo degli impianti: al lavoro anche il sabato e la domenica, riorganizzando la produzione non più sui 15 turni standard e neppure sui 17-18 sperimentati da primavera (per far fronte a un primo picco produttivo) bensì 20. Quanto basta per creare la necessità di una quarta squadra da formare e dunque uno stock di nuovi ingressi di manodopera in fabbrica. In più girando su 20 turni ci si ritroverà in busta paga un salario extra attorno ai 200 euro netti al mese.

«È un segnale molto importante», dice Simone Puppo, dirigente dei metalmeccanici Cgil: «A settembre era stata chiusa anticipatamente la cassa integrazione straordinaria che riguardava 150 addetti. Se gli esuberi paventati negli anni scorsi si fossero concretizzati, ci saremmo trovati con il rischio di perdere non solo posti di lavoro ma tutta la fabbrica: sotto un certo tot di addetti non si reggono i costi fissi. Dunque, i lavoratori si sono sobbarcati forti sacrifici ma stavolta abbiamo visto il frutto: anche perché l’accordo vale fino a marzo ma ci è stato riferito che i volumi produttivi possono rimanere molto alti fino al 2016 e forse il 2017. Insomma, i lavoratori hanno difeso il proprio lavoro e hanno vinto. Con tutte le difficoltà del caso: finora l’azienda ha premiato poco l’impegno della manodopera, ma in questi tempi di crisi il risultato è importante. Anzi, importantissimo: non siamo a braccia alzate, arresi di fronte alla prospettiva che le fabbriche possano solo fare cassa integrazione e tagli agli organici».

Sia chiaro, non è una cuccagna né il paese di Bengodi: a metterlo in chiaro è Marcello Pantani (Cobas). I sacrifici da parte dei lavoratori ci sono anche stavolta. Non perché si vedranno tagliare i salari (che anzi aumenteranno) bensì perché – è questo il senso del suo argomentare – ci rimetteranno qualcosa dal punto di vista della qualità della vita: «Salta la settimana standard con il sabato e la domenica di riposo e dunque la possibilità di stare in famiglia, con i figli o con gli amici. La complessa turnazione prevede riposi compensativi ma possono benissimo capitare il lunedì o il martedì».

Ma l’esponente dei Cobas vuol guardare la cosa con realismo: «Non ci opponiamo a questo tipo di soluzione: farlo significherebbe essere in grado di mettere in campo una forza contrattuale che non ci pare ci sia neanche negli altri sindacati. Ben venga che la cassa integrazione è terminata. Forse sui turni era possibile qualche soluzione con meno disagi sui riflessi relativi alla propria vita privata ma alla fine bisogna fare i conti con la realtà di un contesto di crisi. E qui, benché non si sappia ancora ccome saranno queste assunzioni, perlomeno c’è una possibilità di creare lavoro».

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