Il Tirreno

Livorno

«Posti in segreteria? Prima i fatti...» prova

di Juna Goti
«Posti in segreteria? Prima i fatti...» prova

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LIVORNO. «Ho deciso di ricandidarmi a Colle». Il sindaco Lorenzo Bacci (nella foto al centro) lo ripete anche all’indomani delle primarie. Anche dopo il voto che a Livorno, di fatto, insieme a Renzi lo ha premiato da “renziano della prima ora”, capolista dei rottamatori di Livorno e Piombino. Bacci si chiama fuori dalla corsa per la successione di Cosimi («e comunque nessun dirigente del Pd livornese mi ha chiesto qualcosa...»), ma si prepara a gestire una fase delicatissima.

Ieri il segretario della Federazione, Samuele Lippi, dopo la disfatta di Cuperlo in tutta la provincia, non ha sciolto il nodo delle possibili dimissioni, ripetendo che «sto valutando cosa sia meglio per il partito». Bacci e gli altri pensavano anche alle dimissioni quando lunedì hanno detto di aspettare, «senza chiedere niente», la mossa dei segretari? «Assolutamente no – risponde Bacci – È evidente che dopo la vittoria schiacciante di Renzi si è aperto un problema politico, ma non abbiamo chiesto le dimissioni dei segretari. È loro l’onere di fare questa valutazione».

Sia il segretario della Federazione che quello comunale si sono detti pronti ad aprire le porte delle nuove segreterie ai renziani: soluzione che potrebbe evitare il terremoto nel partito, almeno all’indomani delle primarie. «Dal punto di vista della prassi politica – incalza Bacci – capisco questo ragionamento, ma ciò che conta di più, ora, è l’aspetto programmatico. Mi spiego meglio: il voto di domenica dice che anche a Livorno c’è una domanda incontrovertibile di discontinuità su questioni importanti, che hanno a che fare col futuro dei territori. Quando Silvestri e Quintavalle si sono candidati al congresso, hanno presentato programmi molto diversi da quelli dei segretari, programmi che esprimevano posizioni di discontinuità. Una discontinuità che ora – sottolinea – deve essere palesata a livello formale, sì, ma soprattutto programmatico». Insomma, «prima vogliamo capire come i segretari intendono interpretare quella richiesta di cambiamento arrivata, poi verrà il resto. La gente è stufa delle sintesi...».

Ok, ma in concreto questa parola, “discontinuità”, che sembra essere diventata il vangelo di tutti, come si traduce sul terreno politico e amministrativo? Bacci mette sul tavolo tre o quattro punti, tornando anche a «denunciare l'assenza del partito negli ultimi anni». Il primo: «Questa fantomatica area vasta, che di fatto esiste, ci deve vedere impegnati in una dimensione diversa rispetto al passato. Collesalvetti, col suo Interporto, è in questo senso centrale». Parla di «necessaria relazione più stretta tra le zone della provincia» e di «relazione più costruttiva, non passiva, con Pisa e Firenze, sia a livello amministrativo che di partito: le porte sono più che aperte vista la relazione costruita con Dario Parrini, che oggi è l’unico candidato alla segreteria regionale del Pd. I canali ci sono, sfruttiamoli...».

Così ecco che Bacci si rivolge ai colleghi livornesi, primo fra tutti il sindaco Cosimi. E il dente torna a battere sul caso del comitato portuale. «Il Comune di Colle ha chiesto di entrare nel comitato portuale nel novembre del 2011. Al ministero fior fiore di dirigenti ci hanno detto che le porte sono aperte, purché ci sia condivisione politica sui territori. Ecco, siamo ancora fermi». «Quell’ingresso – rivendica – sarebbe un segnale di discontinuità chiara: non si può più pensare che le scelte che riguardano un territorio si prendano altrove, senza che quel territorio venga ascoltato. Deve diventare una prassi, una volontà, un costume politico, come dice Renzi».

Parole che usa anche quando tira fuori il capitolo delle società partecipate: «Siano guidate non da persone di fiducia, ma da professionisti scelti in base al curriculum, all’esperienza».

Ma il tema forse più spinoso resta quello della sanità: «Il nostro punto di forza è il porto. E per quello dobbiamo batterci. Sal punto di vista sanitario siamo all’interno di una rete che tutti a Firenze, il presidente Rossi compreso, hanno detto che dovrà essere sempre più strutturata intorno a tre poli di eccellenza: Firenze, Siena e Pisa. Qui, invece, si continuano a fare battaglie campanilistiche, con il rischio di costruire solo scatoloni vuoti». Bacci non è mai stato un sostenitore del nuovo ospedale. «Si farà – dice – perché sono già previsti atti e risorse, ma si proceda all’interno di una programmazione chiara. Il cittadino dalla politica si aspetta serietà e onestà». «Se si vuole essere davvero amministratori di sinistra – chiude guardando in generale ai servizi – bisogna smetterla di far passare efficienza ed economicità come parolacce di destra. E avere anche il coraggio di fare scelte radicali che scontentano. Anche questa è discontinuità».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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