Gioco
Tribunale del malato: alt al nuovo ospedale
La Marca: occhio al rischio che il maxi-appalto inghiotta tutti i fondi, meglio puntare di più sull’assistenza territoriale
«Si ritiene che sia opportuno rinviare a tempi migliori la realizzazione del nuovo ospedale» o tutt’al più, ripiegare sulla «prima proposta di rifacimento dell'ospedale nell'attuale struttura» di viale Alfieri fatta dell'allora direttore generale dell’Asl Fausto Mariotti. L'ultima sottolineatura di Filippo Alberto La Marca, coordinatore del Tribunale per i Diritti del Malato (Cittadinanzattiva), è politicamente la più rilevante che salta fuori dalla presentazione della "Giornata dei diritti del malato" in agenda per domani.
Ma il filo rosso dell'argomentare non ha a che fare né con un altolà urbanistico né con una preclusione ideologica. È nel solco del ribaltamento del modello di sanità che da tempo il Tribunale per i Diritti del Malato mette al centro: meno ospedale-centrica (da «superare» eppure «ancora dominante») e più orientata ai servizi territoriali.
Invece La Marca avanza il timore che il nuovo ospedale a Montenero Basso finisca per prosciugare tutte le risorse: c’è il rischio che manchino sul fronte della sanità territoriale e dunque, alla fin fine, si abbia «nei prossimi anni un ulteriore peggioramento della tutela della salute dei cittadini livornesi».
L’aggettivo “ulteriore” non è speso a caso. La Marca si lancia in una requisitoria per puntare il dito contro quel che a suo giudizio non va sul fronte dell’assistenza territoriale (anche se ammette che è «migliorata rispetto al passato», in particolare per via dell'istituzione dell' “ospedale di comunità”).
Prima di tutto, è rimasta a metà strada l’integrazione fra sociale e sanitario: 1) «a differenza delle altre zone della nostra provincia (Bassa Val di Cecina e Val di Cornia) non si è voluto fare l'esperimento della Società della Salute che, pur con i suoi limiti giuridici, ha garantito servizi migliori sul territorio»; 2) il Comune ha sciolto l'Istituzione dei Servizi alla Persona (che «erogava servizi sociali senza un organico collegamento con la Asl») e «si è limitato a nominare il direttore della Società della Salute senza dar seguito ad organizzare la strutture».
In secondo luogo, ha avuto «scarso seguito» l'esperimento della “sanità di iniziativa”; «contrariamente a quello che è avvenuto in altre realtà», c’è stata «la disponibilità di un solo gruppo di medici di famiglia che hanno potuto seguire meno di 10mila livornesi».
Per il Tribunale per i Diritti del Malato tutto questo va visto dentro lo scenario che punta a far risaltare l’insostenibilità del sistema sanitario pubblico e dunque il progressivo sbrindellamento della tutela della salute. Come? Attraverso ticket che «rendono competitive le prestazioni private (che riducono le attività delle Asl depotenziandole)»: quanto basta per mettere tante famiglie nella «concreta impossibilità dei soggetti più deboli a potersi curare». La riprova è nel «calo di circa il 10% delle richieste delle prestazioni sanitarie» perché – afferma – c’è un «crescente numero« di persone in difficoltà economiche tali da costringerle a «rinunciare a curarsi» (o quantomeno a «rinviare le cure a tempi migliori»), «peggiorando così la propria salute». Cioè si restringe la richiesta di cure proprio mentre, al contrario, «aumentano i bisogni» per via «dell'invecchiamento della popolazione e dello sviluppo sempre crescente di patologie croniche degenerative».
La Marca indica un modello in modo chiaro: la riduzione dei ricoveri ospedalieri (e dei relativi costi) è possibile puntando in modo ben più deciso su una capillare assistenza territoriale (evitando di abbandonare in collo alle famiglie i malati dimessi) e guardando semmai all'ospedalizzazione «in un'ottica di area vasta».
“Sanità d’iniziativa” e “Case della salute” sono i tasselli-chiave di una sanità non ospedale-centrica: e se delle critiche sulla prima abbiamo detto, è in realtà sulle “case” che fissa lo sguardo La Marca. Lo dice per ricordare che «a livello nazionale previste fin dal 2000, ma scarsamente realizzate, e in Toscana sono state approvate nel 2012». Ma rimaste lettera morta perché non vi vengono investite risorse e per le resistenze dei medici: «Dovrebbero essere aperte 7 giorni su 7 dalle ore 8 alle 20 e si dovrebbero integrare con la guardia medica e i servizi di emergenza e urgenza territoriale», collocandosi «in un unico edificio che ospiterà team multidisciplinari formati da medici di famiglia associati nella forma di medicina di gruppo, infermieri, medici specialistici ambulatoriali, personale sociale e amministrativo per tutte le altre funzioni che si svolgono nel territorio». Tutto questo rischia di restare un Ufo, a maggior ragione se il nuovo ospedale drenerà tutte le energie e tutte le risorse.
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