La protesta
Assemblea nazionale i rottamatori battono i cuperliani per 6 a 2
Tra i delegati resta fuori anche Fabiani, a secco i civatiani I renziani “prendono” la sede: «Non siamo più una corrente»
LIVORNO. Quando il sindaco di Colle, Lorenzo Bacci, lo ha annunciato, nel salone di via Donnini è scattato l’applauso: sei degli otto renziani inseriti nella lista delle primarie finiranno all’assemblea nazionale. I civatiani di Antonio Ceccantini e della parlamentare Maria Grazia Rocchi resteranno a secco. Mentre nella lista dei civatiani la spunteranno solo il segretario Yari De Filicaia e la piombinese Michela Cecchi. I delegati saranno ufficializzati da Firenze oggi, ma a questo punto sembra proprio che sia fuori anche il segretario della Val di Cornia, Valerio Fabiani, terzo in lista. E se è vero che potrà partecipare all’assemblea da leader federale, resta il fatto che per i vertici del Pd livornese e piombinese – che si sono spesi in prima persona per Cuperlo – il messaggio degli elettori pesa come un macigno.
Ieri tutte le anime renziane (che “renziane” non si vogliono più chiamare, come ha indicato lo stesso neosegretario) si sono “prese” la sede di via Donnini. Tutti riuniti in cerchio, fino a tarda sera: per parlare del risultato (Renzi ha preso tra il 70 e l’80% dall’Elba a Colle), di quello che accadrà nel partito e di come organizzarsi in vista delle primarie che decideranno i candidati a sindaco.
Parlano per tutti il capolista Lorenzo Bacci e la piombinese Martina Pietrelli. «I nostri sei delegati – dicono – saranno l’avanguardia del rinnovamento della nostra classe dirigente. Non andremo a Roma per fare i supporter di Renzi, ma per portare le istanze del territorio». Bacci ripete che «la marea umana che è andata a votare» decretando la «stravittoria di Renzi, chiarisce il bisogno di cambiare verso anche sui nostri territori», dove «va superata la dicotomia tra le due Federezioni». Parla di cambiare verso e «direzione, linea politica» visto che «è evidente che l’indirizzo degli elettori è opposto a quello portato avanti dai vertici del partito e da molti iscritti: ora la linea dovrà essere di discontinuità». «Quando si è dato ai cittadini la possibilità di esprimersi – riprende – la risposta è stata chiara» e oggi «celebriamo un partito rinforzato», con «una grande vittoria della sinistra italiana» perché «non è vero che è la fine, ma un nuovo inizio».
Bacci non chiede le dimissioni dei segretari livornesi, ma «sta a loro interpretare il messaggio della marea umana che è andata a votare...». Nella linea politica e nella formazione delle segreterie. «Non chiediamo niente – aggiunge – aspettiamo la loro mossa...Vogliamo essere propositivi, il nostro interesse non è distruggere». «È finita – chiude – l’era dei comitati, dei circoli, delle appartenenze territoriali: noi ci siamo, ci facciamo carico delle richieste che arrivano dal territorio. Dentro al partito, non come corrente...». Riusciranno davvero a rottamarle, quelle correnti?
Juna Goti
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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