Il Tirreno

Livorno

Renzi, trionfo record nella roccaforte rossa

di Juna Goti
Renzi, trionfo record nella roccaforte rossa

Primarie Pd, la valanga di voti per il sindaco fiorentino ora fa tremare la leadership di Lippi e De Filicaia (filo-Cuperlo) all’interno del partito

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LIVORNO. Più delle parole parlano i numeri: Matteo Renzi si prende Livorno. Le percentuali bulgare, questa volta, sono le sue: 69,75% a Colle (1.319 voti), 70,25% a Livorno (9.687), 75,52% a Rosignano (2.708), 79,09% a Cecina (2.009), 81,94% a Bibbona (354), 82,25% a Castagneto (848), 63,16% in Capraia (24 voti). Se si considera tutta la Federazione, il sindaco di Firenze, nuovo segretario nazionale del partito, raggiunge il 72,72%: in soldoni fanno 16.949 schede, contro le 3.916 di Cuperlo (16,8%) e le 2.451 di Pippo Civati (10,52%). Un risultato storico, che ora fa tremare i segretari cuperliani Samuele Lippi e Yari De Filicaia, che dovranno vedersela con il messaggio di migliaia di elettori e con un regolamento di conti interno che bussa già alla porta...

Ieri da Colle a Bibbona sono andati a votare in 23.382, 13.836 solo a Livorno. Il temuto crollo dell’affluenza non c’è stato: alle primarie di partito del 2009, quando era in corsa Franceschini, gli elettori furono circa 13mila, lo scorso anno, al primo turno, 15.323. Va detto che nel 2012 le primarie sono state di coalizione, con Vendola (Sel) che in città ha preso 2.163 voti, ai quali si aggiungono i 77 di Tabacci (Centro Democratico). Numeri simili anche al ballottaggio Renzi-Bersani: 13.870 votanti.

Lippi prova a partire proprio dall’affluenza per trovare parole confortanti: «È stato un risultato positivo per la partecipazione», dice. «Ed è stato un risultato chiaro, inequivocabile per Renzi – ammette con gli occhi visibilmente lucidi – Sappiamo che alle urne ci sono stati elementi di disturbo, ma la quantità di elettori è stata così elevata che i guastatori non hanno influito». «Siamo tutti di questo partito – chiude – e vogliamo continuare ad esserlo: lavoreremo perché in questo momento drammatico possa dare risposte ai problemi veri della gente».

Ma la verità è che per lui e per De Filicaia - che si è esposto anche di più, mettendo la faccia in cima alla lista di Cuperlo – il percorso si fa ostacoli. Le loro facce, ieri sera, dicevano tutto senza parlare. Scuri, scurissimi in volto. Con De Filicaia che non è mai sceso dal suo ufficio, mentre nel salone al piano di sotto i renziani brindavano.

Per ora nessuno dei due segretari si sbilancia sulla formazione delle segreterie: un mese fa, quando vinsero il congresso, chiusero la porta ai renziani, ora rispondono che «è prematuro parlarne». Poi ci saranno da decidere le direzioni. E soprattutto le candidature a sindaco, con un altro giro di primarie. E se gli iscritti, con il congresso nei circoli, hanno disegnato uno scenario premiando i cuperliani, gli elettori ieri hanno chiesto altro.

«È stata una vittoria eclatante, impressionante, schiacciante di Renzi», non si trattiene il sindaco di Colle e capolista dei rottamatori, Lorenzo Bacci: «In tutta la provincia e in città il segnale è stato chiaro: Livorno vuole cambiare verso, vuole anche una interpretazione della politica di stampo di verso. E questo non è interpretabile». «Onore al vincitore che avrà l’onere di gestire il partito», dice subito il capolista dei civatiani, Antonio Ceccantini: i 2.451 voti presi ieri potrebbero portarlo all’assemblea nazionale. «Per noi – dice – la percentuale a doppia cifra è stata quasi un miracolo considerando la campagna “oscurata” di Civati».

Mentre Bacci parla, De Filicaia si fa sempre più scuro in volto. «Da capolista di Cuperlo – parla dopo avere acceso la sigaretta – non posso che dire che è un disastro. Un risultato disastroso, che deve far riflettere una classe dirigente che è arrivata a un percorso di chiusura e che ne deve prendere atto. Sono stato in giro per i seggi: l’età media dei votanti non è stata affatto bassa, eppure la frase che ho sentito ripetere è che bisogna cambiare. Finisce una storia, ne inizia un’altra: a livello nazionale l’onere di portare avanti questa istanza di cambiamento è di Renzi, sarà dovere nostro incalzarlo, anche nell’assemblea nazionale». In cui è entrato. De Filicaia si sente messo in discussione? «Non penso di fare parte di quella classe dirigente di cui ho parlato», risponde. Poi: «Ora stai dalla parte di chi ha perso, magari domani di chi ha vinto, ma comunque sarebbe sciocco non tenere di conto del messaggio degli elettori. Ognuno deve prendersi le proprie responsabilità, io lo farò».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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