Sicurezza
«Picchiato e rapinato, ma non mollo»
Pietro Brando, 57 anni, è stato aggredito nella sua tabaccheria ma dopo le cure in ospedale è tornato a lavorare
LIVORNO. «Perché sono tornato subito dietro al banco dopo essere stato picchiato e rapinato? Perché non posso permettere a nessuno di scegliere che cosa devo e posso fare. Io credo nel lavoro. Ho sempre avuto questa fissa, anche quando la crisi non c’era e lavoravo in un cementificio. Qua dentro, invece, ci siamo da vent’anni, siamo sempre aperti, anche di domenica, solo per le feste ci concediamo mezza giornata libera. Se oggi fossi restato a casa, magari sul divano, sarebbe stato come darla vinta a quel bandito. Ecco perché ho già detto a mia moglie che domani continuerò ad aprire alle 6,30 come ogni mattina e chiuderò alle 21,30 come ogni sera. Perché in giro non ci sono solo criminali. Noi abbiamo una bellissima clientela fatta di ragazzi, operi, gente comune. Questa è una zona tranquilla e non abbiamo mai avuto problemi».
Pietro Brando, 57 anni, accento partenopeo e occhiali poggiati sulla fronte, si muove - nonostante i lividi - nella tabaccheria al numero 133 di via Roma che gestisce con la moglie e la figlia. Paga una bolletta ad un cliente, porge una confezione di tabacco ad un altro. E risponde al ragazzo che entra trafelato e gli chiede come sta.
Sono da poco passate le 18 nella domenica in cui si festeggia l’Immacolata. Dieci ore prima Pietro era più o meno nella stessa posizione in cui è adesso. Ma dentro a questa specie di bazar dove puoi trovare di tutto: dalle slot-machine alla maglia di Higuain, fino a dentifricio, racchette e biglietti del Livorno, era solo.
«Ero qui che mettevo in ordine - dice indicato la parte del bancone più lontana dall’ingresso. È entrato questo personaggio con la carnagione olivastra, sarà stata alto quanto me, ma più robusto. Si è avvicinato e mi ha chiesto tre “Gratta e Vinci” da un euro. Glieli ho dati. Poi si è di nuovo rivolto a me in un perfetto italiano nonostante le origini straniere. “Mi può dare un centesimo per grattare?”, ha domandato. A quel punto gli ho passato 5 centesimi. “Dove mi posso mettere a grattare?”, ha continuato. Gli ho fatto cenno di appoggiarsi nello spazio dall’altra parte del bancone. Di solito alle persone che non conosco faccio attenzione. Così mentre grattava lo tenevo d’occhio per vedere il suo comportamento. L’aggressione è avvenuta qui - prosegue indicando lo spazio tra il bancone e il corridoio - mi ha preso per il bavero e mi ha strattonato. Gli ho detto: “Ma cosa fai, sei cretino”. Lui ha risposto che voleva i soldi. Allora ho cercato di difendermi, ho fatto resistenza. Il mio obiettivo era quello di trascinarlo fino all’uscita sperando di attirare l’attenzione di qualche passante. Ma quando ho visto che non riuscivo a trascinarlo, ho pensato ai miei problemi di cuore e alle conseguenze di quello sforzo. E ho mollato. Mentre lui ha continuato a chiedermi dove fossero i soldi, è andato dietro al bancone ed ha arraffato quello che poteva. Poi è scappato via».
Una prima stima del colpo, parla di circa 300 euro in contanti e diversi “Gratta e Vinci”. L’aggressione, la rapina e la fuga in bicicletta del bandito sono state riprese dalle telecamere a circuito chiuso della tabaccheria. E dalle quali la polizia spera di riuscire a risalire al colpevole. «Per ora - prosegue Pietro - la polizia non ci ha fatto sapere niente. Speriamo che facciano presto».
Quando lo stesso tabaccaio ha lanciato l’allarme sono arrivati i soccorsi e il cinquantasetteenne è stato portato al pronto soccorso.
«Ho lividi dappertutto - racconta - un ginocchio che sembra un melone, ma per il resto sto discretamente bene. Certo, ripensandoci ora, sarebbe bastato che mi avesse chiesto 50 euro se aveva bisogno e glieli avrei dati. Così avremmo evitato tutto questo».
@fedelazzotti
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